Lot 22
  • 22

Pietro Liberi Padova 1614-1687 Venezia

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Description

  • Pietro Liberi
  • L'educazione di Cupido
  • olio su tela

Catalogue Note

Dopo una giovinezza movimentata che lo vide soldato, mercante e schiavo in Tunisia, Pietro Liberi viaggiò tra Malta e la Sicilia, Napoli e la Toscana, si recò in Francia, Spagna, Portogallo, quindi di nuovo in Italia a Roma, Bologna, Firenze, Venezia e ancora in Europa, in Germania, dove divenne pittore di corte e uomo di influenza, tanto che l’Imperatore Leopoldo I gli conferì il titolo di Conte Paladino. Seguì un soggiorno in Boemia e in Ungheria ricco di commissioni importanti e, finalmente, nel 1659 l’artista rientrò a Venezia ove fu illustre interprete di quel genere leggiadro tanto richiesto dalla nobiltà del tempo e dove riportò la conoscenza degli artisti emiliani quali Correggio e Guido Reni che fuse con lo stile dei pittori principi del Cinquecento veneziano, Veronese, Tiziano e Tintoretto. Sue opere con soggetti mitologici erano presenti nelle più importanti collezioni dell’epoca - dalla collezione di Giorgio III, fino a quella di Federico il Grande -, e figurano oggi in importanti musei come il Kunsthistorisches di Vienna (Venere e Cupido) e lo Staatliche Museen di Berlino (Diana e Atteone). Nella Visita del Lord di Pietro Longhi conservata al Metropolitan Museum di New York è inserito sulla parete un dipinto raffigurante Le tre Grazie, che Zeri e Gardner riferiscono a Liberi (F. Zeri & E. Gardner, Italian paintings. A catalogue of the Collection of the Metropolitan Museum of Art. Venetian School, New York 1973, pp. 38-39).
Di elegante sottigliezza esecutiva, questo olio è un notevole esempio di quel genere erotico-mitologico di cui Liberi fu eccellente interprete, tanto da valergli il soprannome di “Libertino”, e che gli riservò fama e favori presso i contemporanei sia in patria che all’estero. La tela ci rivela un artista precursore della grande arte veneziana e francese del Settecento per la preziosa scelta cromatica, la facilità compositiva e la vaporosità del pigmento pittorico. La composizione è definita da poche grandi figure che occupano quasi la totalità della scena, legate da un armonico distendersi di gesti e sguardi. Secondo l’iconografia classica le Grazie sono rappresentate nude, una di schiena e due frontali, dando al Liberi la possibilità di esprimere la sua abilità tecnica, pittorica e coloristica nella resa dei corpi e delle carni, capacità acquisita soprattutto a seguito del soggiorno romano del 1638-40 che lo portò a contatto con l’opera di Michelangelo e Raffaello. Al centro è Cupido, con l’arco e le frecce, sostenuto dalla tre donne e da un amorino; un altro amorino equilibra l’inarcamento della schiena della figura di sinistra. L’incarnato roseo e luminoso che si staglia su un cielo giocato su eleganti sfumature di toni di grigio contrapposto alle cromie dei delicati panneggi, la soavità dei colori e l’uso delle ombre colorate nei modi del Veronese testimoniano appieno l’appartenenza del pittore padovano alla tradizione del colorismo veneto che a lui sarà debitrice nei futuri sviluppi.
Questa Educazione di Cupido parrebbe anticipare una serie di dipinti di Liberi a soggetto prevalentemente mitologico databili al settimo decennio del secolo, che si legano tra loro per analogo contenuto compositivo e per esiti formali omogenei, facenti capo alla Venere del Fredericksborg Castle (1668). Quasi una variante speculare della nostra è la tela con le Tre Grazie e Amore, di collezione privata, già collezione Schulenburg. Di formato rettangolare quella, quasi quadrato la nostra, le due opere sono simili nel numero delle figure, nell’impostazione della composizione con il Cupido centrale e le Grazie che lo sorreggono e nell’elegante sottigliezza esecutiva. Altre versioni dello stesso soggetto vicine alla presente per le medesime concezione cinquecentesca dell’impianto e resa sensuale di figure morbide sono le Tre Grazie della Royal Collection e la Venere e le Grazie della collezione De Stefani di Rovigo e del Museo di Wiesbaden. La critica più recente cita tra i dipinti perduti autografi di Liberi altre due tele di analogo soggetto, Tre Grazie e un Amore e Le Tre Grazie e un Amore che comparivano nella collezione settecentesca Prince De Conti (U. Ruggeri, Pietro e Marco Liberi. Pittori nella Venezia del Seicento, Cerbara di Città di Castello 1996, pp. 235-236).