Lot 231
  • 231

Massimo Campigli

bidding is closed

Description

  • Massimo Campigli
  • Tre tessitrici
  • firmato e datato 60
  • olio su tela

     

  • cm. 89x116,5

Provenance

Galleria La Gradiva, Roma, n. 25, illustrato
Galleria Bergamini, Milano, n. 18, illustrato

Exhibited

Verona, Galleria dello Scudo, Massimo Campigli, 1980

Catalogue Note

Fin dai primi passi della sua attività si delineano le scelte che rimarranno per Campigli i tratti distintivi del suo stile. Scelte che si dipanano da un’unica matrice riconducibile alla cultura mediterranea (che è insieme minoica, greca, egizia, etrusca e romana) indagata nei suoi tratti più arcaici. Scelte che interessano la qualità materica della pittura che appare leggera e calcinosa evocativa della pittura parietale a fresco; scelte tonali che si esprimono nei colori argillosi della sua tavolozza, inscindibilmente legati a terra e natura; fino alle caratteristiche formali che rendono il suo tratto simile all’incisione geroglifica.

“Il cubismo con le sue pretese di eternità mi aveva condotto al museo a vedere egizi e greci; ma al museo avevo dimenticato il cubismo, ero ricaduto nel vecchio sogno e mi ero ritrovato antichissimo, arcaico, asociale, innamorato delle donne-idoli prigioniere […] Rimaneggiai giorno per giorno (per anni) la mia storia aggiungendo ogni sera alla mia collezione le prigioniere della giornata. Dipingevo già da anni quando mi sono accorto donde venivano i soggetti dei miei quadri. In fondo non dipingevo altro che prigioniere. Due donne che si parlino, che cuciano vicine, che si pettinano, che si vestano, sono sempre state per me le più soavi visioni. E nei quadri, sia evidente o no,  queste coppie sono sempre ben chiuse in stanze piccolissime, legate dal filo col quale cuciono o dalla matassa che dipanano, legate dalle collane che si mettono, incorniciate a più riprese da scomparti e cassettoni col pretesto che sono nei palchi di un teatro o cantano dietro leggii o allineate in platea oppure sotto un ombrellino una di qua una di là dall’asta che già indica per me lo scomparto. E quei piccoli telai nei quali rinchiudo le mie tessitrici? Sono prigioni, s’intende, o teche di museo”.
(cit. in C. Gian Ferrari, Massimo Campigli. Armonia e misura: moderna classicità, catalogo della mostra, Darmstadt 2003-2004, pagg. 66-67)