Lot 225
  • 225

Giacomo Balla

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Description

  • Giacomo Balla
  • Paesaggio+volo di rondini
  • firmato futur balla e datato 1918
  • acquerello e inchiostro su carta intelata
  • cm. 38x64

Provenance

Casa Balla, Roma, n. 203
Collezione Leonardo Mondadori, Milano

Exhibited

Newcastle, Hatton Gallery; Edimburgo, Royal Scottish Academy; Londra, Royal Academy of Arts, Exhibition of Italian futurism 1909-1919, 1972-73
Edimburgo, Scottish National Gallery of Modern Art; Londra, River Side Studios; Oxford, Museum of Modern Art, Balla-the Futurist, 1987
Parigi, FIAC, Futur-Balla: la vita e le opere, 1990, illustrato n. 35

Literature

G. Lista, Balla, Modena 1982, pag. 303, n. 633, illustrato
AA. VV, Archivi del Futurismo, Roma 1986, pag. 169
M. Fagiolo dell'Arco, Balla the Futurist, Milano 1987, pag. 119, illustrato a colori
M. Fagiolo dell'Arco, Futur-Balla: la vita e le opere, Parigi 1992, pag. 141

Catalogue Note

“ Nei Voli di rondini, l’immagine naturalistica torna a fare la sua apparizione: la sagoma della rondine, che però proprio nella sua semplicità di sagoma assume un valore astratto, è ripetuta secondo il principio dell’immagine in sequenza; spesso è ripetuta fittamente, con sovrapposizioni di forte efficacia ottica. Ai guizzi e alle picchiate delle rondini sono talvolta abbinate delle traiettorie astratte, che Balla (come si ricava da uno dei titoli: Linee andamentali + successioni dinamiche) chiama linee andamentali. Nel Volo di rondini del Museum of Modern Art di New York queste linee luminose sono tracciate in primo piano, al di qua della grondaia, oltre la quale le rondini garrule e fitte nello sfondo creano un terzo piano di visione. Come spesso Balla spiegava, queste “linee andamentali” individuano dunque un punto di vista mobile, che corrisponde a quello del pittore: il quale passeggia avanti e indietro nel suo studio, contro la cui finestra si staglia la grondaia e un tratto di cielo. Il moto del pittore è ridotto ad una linea luminosa oscillante. Se, di notte, puntiamo un obbiettivo fotografico su una strada percorsa dal traffico, dopo un lungo periodo il risultato è un campo nero rigato di serpentine luminose, all’incirca come nel quadro di Balla che dunque, per via di intuito o di esperienza, finisce per riallacciarsi anche stavolta ad una dimensione ottico-fotografica. Anche in Villa Borghese, Parco dei daini la visione statica era costituita da un occhio in movimento; nella Ragazza che corre e nei soggetti sperimentali del ’12, nonché in molti del ’13, era l’oggetto a muoversi di fronte all’occhio fisso; qui invece i due movimenti (dell’oggetto e di chi guarda) sono considerati in reciporco rapporto e come relativi l’uno all’altro: solo questa doppia considerazione degli spostamenti del soggetto e dell’oggetto, può, in effetti, darci una valutazione realistica del movimento. (…)

C’è poi anche, certamente, il significato spirituale della traiettoria, secondo il già ricordato principio della dematerializzazione: la pura striscia di luce, l’essenza spiritualistica del proprio io che appunto attraverso il movimento (secondo l’interpretazione metapsichica di Bergson formulata da Bragaglia), si libera della propria materialità e si sublima in essenza dinamica, in traiettoria, in luce. (…) Afferrare ciò che accade nell’intervallo: invece di dare una serie di istantanee, come fa la cromofotografia, la fotodinamica dà infatti, secondo Bragaglia, una “traiettoria”, percependo gli stati interstatici, intermomentali di un gesto. Ecco dunque che la fotodinamica o “fotografia trascendentale del movimento” ricerca, con quella del movimento, l’essenza interiore delle cose: “nel moto le cose, dematerializzandosi, si idealizzano”. (…) I dipinti di Balla del ’18 dal titolo Trasformazione forme spiriti sono composti appunto di pure traiettorie luminose. Si delinea, pur nel forte e virile impianto plastico-formale, il nucleo gentile e magico della poetica di Balla: la spiritualità intesa come leggerezza, l’anima come trasparenza e luce, la corrispondenza nel movimento (traiettorie) e nella luce di anima e natura, i simboli lirici del cielo e delle rondini: il triangolo come formula dinamica (cioè spirituale) per eccellenza e simbolica della compenetrazione tra spirito e materia, tra creature e creato.
( cit. in M. Calvesi, Il Futurismo. La fusione della vita nell’arte, Milano, 1975, pagg. 114 e 118- 119)