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Giovan Battista Ferrari (Brescia 1829 - Milano 1906)
Description
- Giovan Battista Ferrari
- al pascolo lungo il ticino
- firmato e datato in basso a sinistra G.B. Ferrari 1871
- olio su tela
- cm. 120 x 210
Literature
R. Ferrari, Gio Batta Ferrari (1829 - 1906). La magia della luce, Brescia 2000, pag. 50, n. 32, illustrato (misure errate)
Catalogue Note
A cento anni dalla scomparsa del pittore, l’interesse per l’arte di Giovanni Battista Ferrari è ancora estremamente vivo e profondo. Paesaggista lombardo di spicco della seconda metà dell’Ottocento, condivise con la folta schiera di pittori lombardi la rigorosa formazione scolastica, la dura pratica e il mito dell’osservazione pragmatica dal vero della natura. Iscrittosi a Brera nel 1856, i suoi anni di formazione si svolsero in un clima piuttosto particolare: erano gli anni di dominazione asburgica, che ebbe un effetto innovatore nei confronti dell’arte regionale italiana. Circolavano dominanti infatti in quegli anni le innovazioni elaborate dalla scuola di Monaco e dalla scuola tedesca, che esaltavano gli effetti luministici e le suggestioni delle vedute. Ferrari assimilò velocemente la lezione d’oltralpe ed iniziò ad elaborare una pittura che si emancipava via via dalla cura eccessiva dei dettagli e dalla rigidità del tratto marcato, per esaltare la magia dei giochi di luce che conferivano al paesaggio atmosfere suggestive.
Notiamo nell’olio qui proposto, che ritrae una veduta del Ticino, come l’intera composizione assuma una spazialità suggestiva ed una profonda morbidezza pittorica; le forme accennate dai colpi di pennello sono ridefinite grazie alla luce. Gli imperiosi alberi che si stagliano sullo sfondo del quadro, filtrano la luce andando a creare delle zone d’ombra, oscure, in netto contrasto con le zone pervase dai raggi solari, densamente illuminate, cariche di sensazioni piacevoli e suggestioni profonde. Il dipinto è attraversato da continue vibrazioni luminose che permettono all’osservatore di identificare ogni singolo elemento presente nella composizione, anche quei soggetti nascosti nella penombra del quadro.
Ferrari dipinse in maniera raffinata e dettagliata soprattutto le valli lombarde, in particolare quelle bresciane e la trentina Val di Sole, andando fra fiumi e laghi alla ricerca di scorci particolarmente suggestivi ed affascinanti da offrire ai suoi spettatori. Elemento costante dei suoi dipinti sono la presenza di personaggi intenti a svolgere il loro lavoro: dal pascolo, alla mietitura, all’aratura; le sue figure sono sempre colte mentre svolgono le loro mansioni giornaliere. Ferrari però non è pittore verista; i protagonisti dei suoi paesaggi sono solo un mezzo, un pretesto per poter descrivere la natura circostante, egli infatti fu e rimase per tutta la sua produzione un naturalista.