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Luigi Rossi (Castagnola 1853 - Sala Capriasca 1923)
Description
- Luigi Rossi
- sulla panchina di biolda
- firmato in basso a destra L. Rossi
- olio su tela
- cm 72 x 92
- Eseguito nel 1920 - 1922 circa
Provenance
Lugano, collezione privata
Milano, collezione De Agostini - Bariffi
Literature
M. Bianchi - R. Bossaglia, Luigi Rossi, 1853 - 1923, Busto Arsizio 1979, n. 321
M. Bianchi, Luigi Rossi, Catalogo Ragionato, Milano 1999, pag. 290, n. 388, illustrato
Catalogue Note
Svizzero di nascita e italiano di formazione, Luigi Rossi è un pittore non facile da definire, poiché non del tutto identificabile con la cultura lombarda nella quale era immerso. Nonostante sia coetaneo degli scapigliati sono davvero poche le opere nelle quali il linguaggio è scapigliato, è infatti soprattutto la fermezza di stesura che contraddistingue i suoi ritratti; amico dei divisionisti tra cui Segantini, Carcano e Previati, è però assolutamente avverso al divisionismo.
Rossi è un artista assolutamente peculiare, ebbe il coraggio di non adeguarsi ad alcuna corrente artistica e si creò un proprio linguaggio pittorico nel quale i soggetti rustici ispirati ad un naturalismo sociale sono prediletti. E’ un pittore di estrema grazia, in grado di trattare con schiettezza il soggetto contadino e con somma eleganza i volti femminili. L’ultimo decennio dell’800 è assolutamente di rilievo per la maturazione della sua arte: è infatti con il tragico evento della morte del figlio appena nato che comincia ad approfondire i temi intimistici e familiari. Dopo il 1913, con l’acquisto della casa di Biolda nel Ticino, è intensamente riassorbito dalla sua passione per il paesaggio che non aveva mai smesso di praticare.
Sono di questo periodo le tele in cui la figlia Gina, modella prediletta, è frequentemente ritratta nel giardino di casa; oltre a lei, nei dipinti di Biolda, è spesso presente anche la moglie. Vengono ritratte mentre leggono sul prato, mentre cuciono, mentre si riposano su una panchina. In questi dipinti i soggetti hanno sempre l’aria distesa e tranquilla: non vi è idillio ma serenità d’animo. Nel dipinto che presentiamo, intitolato “Sulla panchina di Biolda”, notiamo come il pittore si appoggi nuovamente alla sua musa familiare: troviamo la figlia Gina seduta sulla panchina assorta nel cucito, a fianco a lei, sdraiata, una bambinetta serena che pare guardare l’osservatore ma, più probabilmente, è immersa nei suoi giochi di fantasia. La natura rigogliosa, la pennellata larga e i toni luminosi infondono quiete e tranquillità. Il motivo è trattato con estremo garbo: risalta la finezza dell’elemento decorativo, influenza del Liberty, e la pacatezza espressiva del soggetto. E’ in queste tele che si coglie l’artista consapevole, misurato nel gusto, che attua soluzioni compositive efficaci e di taglio schietto.