Lot 182
  • 182

Giovanni Battista Caracciolo, detto Battistello Napoli 1578-1637

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Description

  • Giovanni Battista Caracciolo, detto Battistello
  • San Giovanni Battista nel deserto
  • siglato sulla roccia in basso a destra con monogramma: GAB

  • olio su tela, senza cornice

Provenance

Collezione Baratti, Napoli (come Juan Do);
Fuscone, Napoli;
Galleria Francesco Romano, Roma;
dalla quale acquistato da Emilio Greco (1913-1995), Roma.

Literature

R. Longhi, “Un San Giovanni Battista del Caracciolo”, in Paragone, vol. 109, 1959, pp. 58-60, illustrato, fig. 35;
R. Mormone, in Mostra di quadri antichi, catalogo mostra, Napoli, Galleria Medea, 16-25 maggio 1959, illustrato, fig. III;
R. Mormone, “Un Battistello inedito”, in Napoli nobilissima, 1963, p. 138;
A. Moir, The italian followers of Caravaggio, Cambridge (Mass.) 1967, vol. I, p. 163, no. 30, e vol. II, p. 53;
R. Spear, in Caravaggio and his followers, catalogo mostra, Cleveland, Cleveland Museum of Art, 1971, p. 61;
M. Stoughton, The paintings of Giovanni Battista Caracciolo, tesi di Dottorato, Ann Arbor University 1973, p. 21, e p. 82, no. 14;
W. Prohaska, “Beiträge zu Giovanni Battista Caracciolo”, in Jahrbuch der Kunsthistorischen Sammlungen in Wien, vol. 74, 1978, p. 153 e segg., e p. 237, illustrato, fig. 199;
B. Nicolson, Caravaggism in Europe, ed. a cura di L. Vertova, Torino 1989, vol. I, p. 76, no. 540;
S. Causa, Battistello Caracciolo. L’opera completa, Napoli 2000, pp. 197-8, cat. no. A89, illustrato, p. 292, fig. 281 (come Battistello Caracciolo).

Catalogue Note

Roberto Longhi fu il primo a riconoscere questo dipinto come opera sicura e autografa di Battistello Caracciolo, confutando sulle pagine di Paragone (1959) la tradizionale attribuzione (Collezione Baratti, Napoli) al pittore spagnolo Juan Do e suggerendo una datazione agli anni 1616/22. Gli studi critici successivi hanno confermato la datazione dell’opera al secondo decennio del Seicento (Mormone: 1615/1622; Stoughton: 1613-14), a eccezione di Stefano Causa che, in accordo anche con l’opinione di Moir e di Prohaska, nell’ultima monografia sull’artista (2000) propende per gli anni Venti del secolo. Del dipinto è nota una replica, apparsa in asta a New York (Christie’s, 14 gennaio 1993, lotto 126), considerata dagli studiosi autografa, ma nettamente inferiore di qualità.
La tela, siglata a monogramma (GAB) in basso a destra, esprime pienamente le qualità pittoriche di Caracciolo mettendo in evidenza due fra le componenti principali che costruiscono lo stile personale del pittore napoletano. Caravaggesco è l’impianto dell’opera, con il corpo seminudo del Battista che emerge dal fondo in un contrasto drammatico tra luce e ombra. La luminosità risentita, la verità del nudo sono elementi tratti direttamente dal Merisi: la luce evoca le forme dal buio, risalta sulle articolazioni delle ginocchia, getta dal braccio sul torso un’ombra profonda, la stessa in cui il corpo nuovamente si inabissa, spezzata solo dall’invenzione della bacchetta che attraversa la composizione come una diagonale luminosa. Riberesca è invece la resa analitica dei particolari epidermici, con le pieghe della pelle quasi molli sull’addome e le vene insistite della mano sinistra, rivelando un interesse per la corporeità esibita che si rifà alla lezione del pittore spagnolo. Un’esigenza, questa, di valorizzazione dei contenuti naturalistici in direzione di un’esasperazione drammatica che si conforma appieno all’intonazione emotiva del dipinto, espressione compiuta di quel "naturalismo affettivo" (Causa, 2000) che definisce la cifra personale dello stile di Caracciolo.

Il dipinto appartiene alla collezione dello scultore siciliano Emilio Greco (1913-1995), importante protagonista del mondo della scultura del secondo Novecento. Dopo un apprendistato artigianale e i difficili inizi, l’artista conosce nel 1956 grande popolarità e prestigio internazionale in seguito all’ottenimento del gran premio della Biennale di Venezia. Da questo momento in poi le sue opere, caratterizzate da forte condensazione plastica e compostezza e purezza di volumi, conoscono una diffusa circolazione anche all’estero grazie a diverse mostre, culminanti nell’ultima monografica a cura di Carlo Pirovano (Emilio Greco Scultore, Marzo-Maggio 2005, Palazzo Venezia, Roma). Le sue opere sono entrate a far parte delle collezioni dei più prestigiosi musei di arte moderna in tutto il mondo, tra cui la Tate Modern di Londra, l’Hermitage di San Pietroburgo, il Musée National d’Art Moderne di Parigi e l’Open-Air Museum di Hakone.