Lot 176
  • 176

Hendrik Frans van Lint, detto lo Studio

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Description

  • Hendrik Frans van Lint, detto lo Studio
  • Veduta fantasiosa di Tivoli con il tempio della Sibilla con pastori e animali
  • firmato e datato in basso a destra: HF. van. Lint. F./R°.1727
  • olio su tela, senza cornice

Catalogue Note

La tela, firmata e datata 1727, è un tipico esempio di quel genere di vedute della campagna romana che tanto successo incontravano presso il pubblico di viaggiatori, in particolare inglesi, che inserivano come tappe d’obbligo nel percorso del “grand tour” le principali località italiane dove si poteva assaporare il respiro dell’antichità. Tivoli in particolare era una delle mete preferite delle escursioni fuori Roma, tanto da essere divenuta oggetto di culto non solo per i viaggiatori, spinti dal desiderio di conoscenza, ma anche per i pittori, che vi si recavano per imprimere sulla tela quelle vedute che i collezionisti amavano acquistare.
Hendrik van Lint è certamente il pittore che meglio di tutti i vedutisti operanti a Roma nel primo Settecento seppe dar vita a dipinti lontani dal paesaggio ideale o classico seicentesco in opere che soddisfacevano le nuove esigenze per la veduta intesa come illustrazione obiettiva e attuale, come ritratto somigliante e non ideale.
In questo senso l’attività di van Lint si fa continuatrice delle istanze della pittura di Gaspar van Wittel, di cui può essere considerato legittimo erede e il cui apporto determinante il più giovane artista cercò di superare nella direzione di una diversa finezza esecutiva.
La grande fortuna di van Lint a Roma trovava il suo mezzo d’espressione proprio in opere come questa Veduta di Tivoli: tele di piccole dimensioni, che l’artista privilegiava rispetto agli ampi formati praticati dal maestro, facilmente trasportabili e quindi più appetibili per i viaggiatori che potevano portare con sé un’immagine, un vivo ricordo dei luoghi che avevano assaporato dal vivo. E non a caso van Lint era pittore apprezzato, per l’alta qualità e per la meticolosa chiarezza della sue opere, nelle quali l’amore per l’esattezza e la precisione del dettaglio si fondono con un profondo potere evocativo, estraneo a un senso romantico delle rovine, colte invece nella loro immediatezza da una schiettà luminosità cromatica.