Lot 169
  • 169

Carlo Saraceni

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Description

  • Carlo Saraceni
  • l'ebbrezza di noè
  • olio su tela

Provenance

Collezione Grassetti, Milano;
Collezione Carminati, Milano;
Collezione Privata.

 

Exhibited

Milano, Palazzo Reale, Mostra del Caravaggio e dei Caravaggeschi, aprile - giugno 1951.

Literature

A. Venturi, Studi dal vero attraverso le raccolte artistiche d’Europa, Milano 1927, pagg. 289-290, ill. a fig. 182 (come Savoldo);
A. Porcella, "Carlo Saraceni", in Rivista della città di Venezia 1928, pagg. 390-406, ill. a fig. 25;
A. Porcella, in ”L'Osservatore Romano”, 1 gennaio 1928;
B. Henrich, Carlo Saraceni, ad vocem, in “Thieme-Becker”: Allgemeines Lexikon der bildenden Kunstler, XXIX, Leipzig 1935, pag. 460;
R. Longhi, "Ultimi studi sul Caravaggio e la sua cerchia", in Proporzioni, vol. I, 1943, pag. 48;
R. Longhi introd., C. Baroni, G.A. Dell’Acqua, M. Gregori, a cura di , Mostra del Caravaggio e dei Caravaggeschi, Firenze 1951, pag. 85, n. 149;
A. Moir, The italian followers of Caravaggio, Cambridge (Mass.) 1967, vol. II, pag. 100;
A. Ottani Cavina, Carlo Saraceni, Vicenza 1968, pag. 104, n. 28, ill. fig. 87;
M. Waddingham, "A Landscape Masterpiece by Saraceni", in The Burlington Magazine, March 1972, vol. CXIV, no. 828, pag. 159, ill. a pag. 157, fig. 26;
B. Nicolson, Caravaggism in Europe, Torino 1989, vol. I, pag. 169.

Catalogue Note

Carlo Saraceni, nato a Venezia intorno all’ottavo decennio del Cinquecento, incominciò la sua attività a Roma nei primi decenni del Seicento dove aderì da subito al linguaggio inaugurato da Caravaggio, di cui colse le potenzialità di rinnovamento, diffusione e fortuna. La sua principale innovazione rispetto al grande Michelengelo Merisi  fu  l’accentuazione lirica del paesaggio e su questa linea si inserisce la sua ricerca artistica per la quale la resa del dato naturale, registrato con precisione dal vero, è filtrata anche attraverso una proiezione sentimentale dell’artista: la natura così, pur mantenendo la sua valenza di elemento reale, subisce anche una lettura in chiave interiore.

Estremamente originale è l’invenzione compositiva che vede i volti dei figli di Noè coperti dal gesto delle braccia, ma che si indovinano tesi nel medesimo sforzo che rivela la muscoltaura della gamba della figura di sinistra, quasi aggresssivamente proiettata in primo piano. Forte è anche la carica emotiva, acuita dalle vesti potentemente drappeggiate in pieghe tormentate e profonde. L’incidenza della luce, in dialettica rigorosa con l’ombra, mette in risalto la valenza drammatica della scena, secondo l’atteggiamento radicale e anticlassico di Caravaggio, atteggiamento sottolineato dal tenero e luminoso inserto di paesaggio del fondo: uno spazio di luce dilagante che si spande da un punto dell’orizzonte oltre il confine controluce degli alberi.