Lot 167
  • 167

Francesco di Bosio Zaganelli

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Description

  • Francesco di Bosio Zaganelli
  • Bambin Gesù tra santa caterina, san francesco e santa elisabetta d'ungheria
  • olio su tavola

Literature

C.L. Ragghianti, "Notizie e letture", in La Critica d’Arte, 1940, pagg. XXVII-XXVIII;
R. Zama, Gli Zaganelli, Rimini 1994, pagg. 194-195, n. 79, ill.

Catalogue Note

Francesco Zaganelli, che ha lavorato in collaborazione con il fratello maggiore Bernardino e rispetto al quale gode di una maggiore fortuna critica, è certamente il più importante pittore romagnolo del Cinquecento. La sua arte è riuscita a imporsi sia in città sia fuori regione, spingendosi fino al mantovano e riuscendo a soddisfare la fitta committenza con opere sempre originali.
La prima notizia che si ha di questa preziosa tavoletta risale al 1940, quando Ragghianti afferma di averla vista l’anno prima a Londra. L’opera risulta del tutto simile nella composizione a un’altra la cui ubicazione è attualmente sconosciuta (v. Zama, op. cit.) che presenta il solo gruppo della Madonna col Bambino e San Francesco. Ne consegue quindi l’ipotesi che i due dipinti possano derivare dall’utilizzo del medesimo cartone, con l'aggiunta della figura della santa a destra nel nostro dipinto, anche se la mancanza delle dimensioni dell’altra tavola non permette di avere una conferma certa. Ciò non stupisce alla luce dell’abitudine di Zaganelli, nell’attività della maturità, a ripetere tipi e schemi anche a distanza di anni, rendendo difficile stabilire una sicura sequenza cronologica alle opere di questo periodo.

Diversi sono i rimandi ad altre tavole dell’artista. Per esempio San Francesco ricorda per resa delle mani, tono espressivo e tratti del volto, il San Giuseppe della Sacra Famiglia dell’Accademia Carrara di Bergamo. Il gruppo di Madre e Figlio è invece avvicinabile alla più bella tavola della piena maturità di Francesco, la Madonna col Bambino della Collezione della Banca Popolare dell’Emilia (Modena): uno Zaganelli puro, dall’alta qualità tecnica e stilistica, che si rispecchia anche nella nostra più contenuta tavoletta e che ne conferma la datazione alla metà del secondo decennio del XVI secolo. La scelta iconografica, assolutamente originale, vede la Madonna tenere il Bambino in una posa insolita, reggendolo con la mano sinistra ed entrando in relazione con lui con la mano destra, avvolta in un complesso ed elegante panneggio. Le stoffe delle vesti sono corposamente raccolte e frantumate in pieghe profonde che si caricano di ombre. Il Bambino poi è lo stesso della tavola di Modena: identici sono la fisionomia del volto, i capelli mossi in leziosi riccioli biondi, la burrosità delle carni, il taglio del volto di tre-quarti, il forte scorcio della gamba destra con la pianta del piede rivolta verso lo spettatore. Il volto della Madonna richiama quello della santa della nostra tavola per la forma dolcemente tondeggiante che chiude in un mento un po’ appuntito, per l’increspatura della piccola bocca, per il naso lungo e sottile, per la linea dell’arcata sopaccigliare nettamente disegnata a falce di luna, per le palpebre abbassate a guardare il Bambino.

La tavola dimostra poi la conoscenza dell’opera di pittori nordici, in particolare Rogier Van der Weyden (i cui dipinti Zaganelli vide certamente alla corte di Giovanni Sforza a Pesaro): il predominio delle figure nella composizione e la mancanza di paesaggio che concentrano l’attenzione sull’azione, la catena di gesti che lega i personaggi, la qualità luminosa e gli accostamenti cromatici insoliti e raffinati (ivi compresi i frequenti cangiantismi) sono elementi che sembrano sottendere gli stessi presupposti della Crocifissione del Prado di Van der Weyden.

La tecnica, caratterizzata dall’esiguità degli strati di colore e dal modesto spessore della preparazione e dalla povertà del legante, non ha compromesso la conservazione del dipinto che, nonostante due crepe longitudinali, si presenta in buono stato.

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