Lot 317
  • 317

Gastone Novelli

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Description

  • Gastone Novelli
  • Per una rivoluzione permanente (per Lev Trotzky)
  • tempera e grafite su tela
  • cm. 200x360
  • Eseguito nel 1965

Provenance

Collezione Giulio Einaudi, Torino

Exhibited

Roma, Galleria Marlborough, Gastone Novelli, 1966, illustrato
Torino, Galleria Civica d'Arte Moderna, Gastone Novelli, 1972, pag. 60, tav. 59
Roma, Galleria Nazionale d'Arte Moderna, Gastone Novelli 1925-1968, 1988, pag. 113, n. 40, illustrato
Trento, Palazzo delle Abere, Gastone Novelli, 1925-1968, 1999, pag. 104-105, illustrato a colori

Literature

D. Micacchi, Novelli e la grazia in un tempo di mostri, in "L'Unità", Roma 1966
G. Novelli, Sul linguaggio, in "Bit", Milano 1967, pag. 5, illustrato
P. Levi, L'avventura umana e artistica di Novelli, in "Avanti!" Roma 1972, illustrato
L. Carluccio, Dipingeva sulla tela i segni dell'alfabeto, in "La Gazzetta del Popolo", Torino 1972,
Guasco, Postuma di Gastone Novelli e il suo diario segreto letto in piazza, in "Il Dramma", Torino 1972, illustrato
Z. Birolli, Novelli, Milano 1976, pag. 255, n. 1966.27, illustrato (datato 1966)
G. Di Genova, Generazione anni Venti, Rieti-Bologna 1981, pag. 160
G. De Marchis, L'arte in Italia dopo la Seconda Guerra Mondiale, in AA.VV. "Storia dell'Arte Italiana, Il Novecento", vol. III, Torino 1982, tav. 526
La GNAM inaugura il nuovo padiglione con mostre di Novelli, Perilli e Cosenza, in "L'Umanità", Roma 1988, illustrato
G. Giuffrè, Caro Astrattismo, in "La Discussione", Roma 1988, pag. 23, illustrato
La vita è segno, in "Europeo", Milano 1988, pag. 18, illustrato

Catalogue Note

“A coloro che ci spingessero, oggi o domani, ad acconsentire che l’arte sia sottoposta a una disciplina che consideriamo radicalmente incompatibile con i suoi mezzi, opponiamo un rifiuto senza appello e la nostra volontà deliberata di far valere la formula: ogni licenza in arte” “L’artista nuovo ha bisogno di tutti i procedimenti e i metodi creati dal passato e di altri complementari ancora per comprendere la nuova vita. E ciò non sarà un eclettismo artistico perché l’unità creativa è data da un’attiva concezione della realtà”

 

(Lev Trotzky, cit. in Z.Birolli, Novelli, Milano 1976, pag. 254)

 

 

 

 

"Una rivoluzione che si costruisce un patrimonio letterario artistico rimanipolando le forme del passato (nate come prodotto di una società feudale o religiosa o borghese e che quindi ne contengono i miti le idee e le regole), una rivoluzione che non produce linguaggi che non assimila le forme che nascono in essa è una rivoluzione a metà. (…)

Un’opera, per fare avanzare la storia, deve rimettere in discussione i modi di espressione acquisiti, deve portare alla comunicazione nuovi universi linguistici. La lotta fra il nuovo e il vecchio è la lotta fra rivoluzione e controrivoluzione.

Il compito principale della rivoluzione culturale, il dato che maggiormente ci stimola, è il permettere agli uomini di esprimersi attraverso una continua ricerca ed una continua ridiscussione di ciò che sembra acquisito.”

 

“Dipingere è anche esprimere per segni ciò che non si può o non si sa, esprimere con le azioni.

Questa può essere una ragione per continuare, anche se i magazzini del mondo sono già pieni di cose da guardare.

Di fronte ai fatti nuovi dell’arte le persone si bendano gli occhi, temendo che il loro mondo, fatto di confortevoli e edificanti idee sulla bellezza, possa andare in pezzi.

Questa è un’altra ragione per continuare, perché così si raggiunge un primo risultato, una prima funzione, se vogliamo, dell’arte come ricerca rivoluzionaria.

E ancora: più universi linguistici, o segnici, verranno sperimentati e portati alla comunicazione, più largo sarà il campo delle possibili conoscenze offerto ai fruitori.

E soprattutto, la socialità di un’opera non si deduce dal suo indice di popolarità ma nasce dalla, direi, socialità dell’autore la cui stessa esistenza finisce con l’essere impegnata dalla pratica continua con il proprio linguaggio.”

 

(G. Novelli, Dipingere è anche esprimere per segni, in Grammatica, Roma 1968, cit. in Z. Birolli, Novelli, Milano 1976, pagg. 66-67)