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Giuseppe De Nittis (Barletta 1846 - Saint Germain en Laye 1884)
Description
- Giuseppe De Nittis
- alle corse di longchamp
- firmato in basso a destra
- acquerello su cartoncino pressato, incorniciato
- cm. 26 x 36.5
Provenance
Exhibited
Milano, Galleria Scopinich, Asta Collezione Lodigiani, 1932, n. 159, tav. XLVIII, illustrato
Roma, I Chiostri del Bramante - Milano, Fondazione Mazzotta, Mostra Itinerante, De Nittis Impressionista Italiano, 2004-2005, pag. 202,
n. 123, illustrato a colori
Literature
P. Dini, G.L. Marini, De Nittis, la vita, i documenti, le opere dipinte, Torino 1990, Vol. II, n. 923, illustrato
Catalogue Note
Reca sul retro a pastello il n. 21
Incuriosisce questo dipinto per il simpatico taglio che De Nittis propone; siamo alle corse dei cavalli di Longchamp e due distinte signore assistono alla gara. Il maestro non si fa scrupoli nel ritrarle nell’istante in cui le due amiche, complici fra loro, approfittano delle sedie usandole come appoggio e salendoci sopra. E’ l’attesa trepidante del risultato di una gara che in questo caso infervora due distinte signore che non esitano ad uscire dalla consuetudine pur di partecipare all’evento. L’influsso del messaggio impressionista è evidente nella scelta del soggetto, del gusto ironico, ma mai impertinente, di raccontare con arguzia un momento di vita vissuta, un gesto, un atteggiamento che ci giungono come veritiera e graziosa testimonianza del tempo.
Il mondo delle corse, come luogo di ritrovo dell’alta borghesia, attrasse De Nittis che vi dedicò una notevole quantità di opere, realizzate con tecniche varie. Mete frequentate furono Autueil e Longchamp, sedi dei più importanti ippodromi della regione parigina. Egli cercò di rappresentare la folla degli habitués in scene prevalentemente incentrate sulle consuetudini mondane del pubblico appassionato di questo sport, piuttosto che sullo spettacolo vero e proprio che esso stesso offriva. Privato di qualsiasi connotazione locale, in queste scene il tema delle corse vive solo in ragione di ciò che ne costituisce il riflesso di costume, oltre che per l’opportunità di mettere alla prova la propria arte con modelli umani inseriti in una panoramica sociale quotidiana. Il motivo dell’ippodromo, con una presenza un po’ anomala di un pubblico femminile, compare per la prima volta in questo piccolo acquerello e in un altro molto simile che, per la stretta aderenza alla visione ambientale, possono essere considerati studi preparatori del grande quadro “Le corse a Lonchamp dalle tribune”, dipinto che rappresentò per De Nittis l’ultimo grande impegno di una composizione figurativa prima della morte.
Un confronto con Degas, che del mondo delle corse dei cavalli è stato l’interprete più convincente, dà la misura della diversità della loro visione e aiuta a comprendere in che cosa consista l’originalità di De Nittis. Il mondo da lui rappresentato è visto sempre come dentro una vetrina, attraverso la quale lo spettatore assiste ad una perfetta rappresentazione in cui i personaggi non vivono in balìa del caso, ma al contario si muovono ciascuno nel proprio ruolo. Invece, l’arte di Degas è assolutamente priva di filtri; senza ricorrere a metafore, egli cattura lo sguardo di chi si pone di fronte al quadro coinvolgendolo un una partecipazione totale. Nella rappresentazione dei personaggi si presentano, invece, forti analogie caratteriali e psicologiche, individuate nella loro fierezza e nel loro distacco aristocratico. Ma nel raggiungere la fedeltà fisiognomica, c’è nell’italiano una compiacenza di capacità disegnativa, un rispetto un po’ riverente per i modelli, da cui Degas è immune. Quella compiacenza e quel rispetto si possono spiegare in quanto pare che nel dipinto ultimato il pittore abbia raffigurato se stesso, identificandosi in quella figuretta fuori dalle tribune, in conversazione con una signora in una zona a destra meno densa di folla.