Lot 211
  • 211

Marino Marini

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Description

  • Marino Marini
  • Piccola danzatrice
  • bronzo e supporto originale dell'artista
  • cm. 59,3x22,9x16,5
  • Eseguito nel 1944 in tre esemplari

Provenance

Acquistato dall'attuale proprietario direttamente dall'artista nel 1960 circa

Exhibited

Tokyo, The National Museum of Moden Art, Marino Marini, 1978, pag. 89, n. 27
Milano, Palazzo Reale, Museo Marino Marini, Marino Marini, 1989-90, pag. 87, tav. 57
Arles, Musée Réattu e Espace Van Gogh, Marino Marini - Sculptures et dessins, 1995, pag. 65, n. 15
Aosta, Museo Archeologico Regionale, Marino Marini. L'origine della forma. Sculture e dipinti, 2003, pag. 76, n. 27, illustrato a colori

Literature

R. Carrieri, Marino Marini scultore, Milano 1948, tav. 64
U. Apollonio, Marino Marini scultore, Milano 1953, tav. 53
P. Waldberg, H. Read, G. di San Lazzaro, Marino Marini, 1970, n. 168
C. Pirovano, Marino Marini - Scultore, Milano 1972, n. 177
Fondazione Marino Marini (a cura di), Marino Marini. Catalogo ragionato della scultura, Pistoia 1998, pag. 172, n. 243, illustrato a colori

Catalogue Note

"Marino aveva una volta dichiarato: "Gli elementi più vivi nell’arte sono stati per me quelli egizi". […] Se ne ricordò, oltre che in opere giovanili, nelle figure erette di giocolieri e danzatrici, spesso rappresentati in precario stato di quiete." Un braccio levato sopra la fonte, l’altro disteso lungo il corpo, una gamba incrociata dietro l’altra piegata, è la posa della Piccola danzatrice in equilibrio sulla punta di un piede. "Il moto è trattenuto come di colpo, interrotto da un imponderabile evento." Come dice Soave, "la realtà è lontana", la danzatrice, non è una gracile e muscolosa fanciulla dal corpo scolpito e vestita di un elegante tutù, ma una donna nuda, formosa e fertile, come incinta, vista in tutta la sua femminilità e "beatitudine", in posa per essere guardata ed ammirata. La Piccola danzatrice è parte del mondo dell’eterno femminile mariniano nel quale l’artista esprime, mediante il proprio linguaggio oltre tempo, fatto di forma ed universalità classica, la sensualità e "l’ideale di élévation" radicato nella "serie degli attori del circo o della danza". "Sua fonte primaria fu l’osservazione dell’uomo, il manifestarsi della vita nella figura umana, espressa nella forma classica, forma dunque perenne e universale, immutata nei millenni, dagli assiri a Fidia, da Reims a Giovanni Pisano, da Donatello a Michelangelo, dal Bernini al Canova." Marino esprime dunque la quotidianità, resa mitica da figure che vivono delle loro proprie forme e solidi volumi, e nel ricupero della "ieraticità primordiale".
Durante il suo percorso scultoreo, Marino riprende la figura della danzatrice solamente nove volte in un arco di tempo che va dal 1929 al 1953, escludendo la sola versione maschile datata 1954. Mentre la prima Danzatrice in terracotta, eseguita nel 1929, è gracile ed immobilizzata in un irreale vaso-contenitore formato dal prolungamento delle gambe, le versioni successive, in gesso o bronzo, sono viste e studiate nel loro giunonico e maestoso corpo, sempre intero e generalmente in equilibrio. Unica nel suo genere, per la particolarità della posa - che obbliga l’artista a creare un apposito supporto - la figura della Piccola danzatrice viene ripresa una volta sola nel 1949, per una versione gigante, della quale un esemplare è presente nella collezione del Museo Marino Marini a Milano. In questa piccola scultura, eseguita durante il soggiorno dell’artista a Tenero, in Svizzera, è radicata tutta la genialità formale e la drammatica umanità della poetica mariniana. "Io aspiro a rendere visibile l’ultimo stadio della dissoluzione di un mito, del mito dell’individualismo eroico e vittorioso, dell’uomo di virtù degli umanisti."
(cit. in G. Carandente, Marino Marini. Catalogo ragionato della scultura, Pistoia 1998)