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Emilio Longoni (Barlassina di Seveso 1859 - Milano 1932) olio su tela
Description
- Emilio Longoni
- primavera della vita. le rose
olio su tela
- cm. 190x55.5
- Eseguito nel 1899; Sul retro reca Cartellino con il n. 37; Reca il n. 22 a pastello, sul telaio
Provenance
Milano, C. Dell'Acqua
Exhibited
Literature
G. Ginex, Emilio Longoni, Catalogo Ragionato, Milano 1995, n. 232, pag. 235, illustrato
G. Ginex, Emilio Longoni. Opere scelte e inediti, Milano 2002, n. 78, pag 117, illustrato a colori
Catalogue Note
"(…) Ho visto ieri una tela del Longoni, così piena di luce e di poesia, che ho subito esclamato: " Peccato che non possa venire esposta a Venezia!"…..ma la sua tela, ve lo ripeto, è opera ardita e bella, che farebbe assai buona figura in codesta esposizione (…)"….queste le parole di Vittorio Pica, quando il 1° Aprile 1899 scrisse una lettera al collega Antonio Fradeletto, Presidente della Biennale.
L’opera per una serie di vicissitudini sfortunate non verrà esposta né a questa né alle successive Biennali, nonostante le innumerevoli richieste da parte anche di altri contemporanei di Longoni, quali Mentessi che definirà l’opera come "(…)…quello a cui ha dedicato tanto amore riuscendo a farne un’opera distintissima per originalità, per sentimento e per la colorazione piena di delicatissime armonie (…)…".
La tela parteciperà alla Biennale solamente nel 1935, purtroppo ridotta rispetto alle sua originaria dimensione (probabilmente risalente al primo passaggio di proprietà, dove dopo la morte di Carlo Dell’Acqua, la tela venne divisa tra i due figli, probabilmente per mano dell’artista stesso), dove nella parte ora mancante e dispersa, appariva una figura femminile sulla sinistra – come nella seconda versione, Primavera della vita del 1906 (G. Ginex, Emilio Longoni. Catalogo Ragionato , Milano 1995, n.324, pag.274), colta nell’attimo immediatamente successivo alla rottura del vaso di rose.
Seppur l’originale integrità possa essere ritenuta di fondamentale importanza per la comprensione dell’opera, l’attuale formato né conserva il fascino e la complessità: l’artista si mostra genio nell’armonica fusione tra reale e simbolico, sensibilmente resa dall’uso del colore e dalla semplice ma precisa disposizione delle cose (dove nulla è lasciato al caso).
L’effetto brillante della luce primaverile proveniente dal giardino esalta la grande qualità pittorica dell’opera, con pennellate che ne modellano la composizione in un gradevole rincorrersi di luci e colori.
Basti notare la straordinaria dinamicità dell’albero sullo sfondo, abbagliato da toni freddi e vitali e l’incredibile mutare, all’interno della stanza, dell’atmosfera, resa famigliare da tocchi di toni caldi dove le rose assumono il ruolo di vere protagoniste. In particolare, il discreto e quasi impercettibile rispecchiarsi delle stesse nell’acqua riversa sul pavimento, danno credibilità alla sospensione dell’attimo.