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Antonio Fontanesi (Reggio Emilia 1818 - Torino 1882)
Description
- Antonio Fontanesi
- alla fonte
- firmato in basso a destra e datato 1860
- olio su tela
- cm. 50x68
Exhibited
Cremona, II° Fiera Nazionale d'Arte Antica e Pittura dell'800, 1938, n. 193
Catalogue Note
Fu nel corso degli anni cinquanta che l’abilità di vedutista, già testimoniata dai lavori del decennio precedente, si aggiornò sull’esempio del grande maestro francese, Jean-Baptiste Camille Corot, che il pittore originario di Reggio Emilia poté conoscere grazie a Barthélemy Menn, artista di formazione parigina e tramite dell’introduzione del grande maestro francese nell’ambiente ginevrino. Dal 1850 fino al 1865 infatti Antonio Fontanesi si allontanò dall’Italia per un lungo soggiorno a Ginevra.
Negli anni a seguire poté ammirare a Londra anche i lavori di Constable e Turner ed elaborare un suo stile personalissimo, caratterizzato da un uso anticonvenzionale del colore e dall’impiego di una pennellata libera e sfrangiata, che tanto colpirà Pellizza e Segantini. Il suo stile, lontano dal "finito" accademico e così poco narrativo, trovò in patria forti diffidenze e, a parte il riconoscimento accordatogli dai macchiaioli toscani, fu pienamente compreso solo alla fine del secolo, grazie alla mostra retrospettiva organizzata a Torino nel 1892.
Nel paesaggio che presentiamo, datato al 1860, sono già presenti in nuce gli elementi della poetica fontanesiana. Il pretesto che muove alla creazione del quadro non è quello della rappresentazione del paesaggio naturale, ma la sua interpretazione sentimentale: al pittore interessa la resa dell’infinito naturale, nella cui vastità si perde la figura umana, e naturalmente il tema della luce. E’ una visione rarefatta, permeata da una luce vibrante resa attraverso una particolare tecnica pittorica.
Come è stato osservato, "Fontanesi è un naturalista (…) però non ha interesse alcuno per la resa del vero: piuttosto per quella della visione". "…delle cose che vede gli interessano i riflessi interni alla sua coscienza e fantasia, i riscontri e le suggestioni emotive. E qualche volta i paesaggi sono per lui emozioni pure, vibrazioni del cuore, oppure trasfigurazioni mentali" ( R. Bossaglia, Fontanesi: un misterioso richiamo, in Antonio Fontanesi e la Ricci Oddi, Piacenza, Galleria d’Arte Moderna Ricci Oddi, aprile-giugno 1996, Milano, 1996, pag. 18).