Mario Schifano was the most perceptive and acute exponent of that movement of Italian art, which, in the beginning of the ‘60s, answered with its own language to the American Pop Art. The intent was that of starting off by zeroing the image in order to move into a new figuration, thus focusing once more on the actual sense of painting. “I want to paint painting” Schifano said in those days.” Starting with his first monochromes, zeroing the degree of the pictorial gesture, he will shift towards adding enlarged images. Schifano transforms the canvas into a screen where he projects the images that come from his own memory. He isolates them, he frames them, he dilates them, he imprints them on that film which has now become the surface of the painting. “This idea that the canvas is but a support, a sort of place of memory, guides Schifano in all of his future path” (AA.VV. Schifano 1964-1970 Dal paesaggio alla TV)

From the insertion of the first fragments from the metropolitan landscape, Schifano will turn to new pictorial images where the revisiting of history and the representation of nature find life. Especially the latter is introduced in his “paesaggi anemici” from 1963, where memory, through allusive sentences, quick gestures and details becomes the voice of the representation of nature itself. This imagery will then evolve further into the series Alberi, Ossigeno Ossigeno, Oasi, where the artist brings forth his idea of the painting and its function as a screen. “Ossigeno Ossigeno is a sequence of extremely remarkable works where the trees have now thinned, where these slim silhouettes, through a bias set square, a gridded plexiglass over it, a tear, or a collage element, are interrupted. “Oxygen” naturally does not allude to pollution, but, if anything, to a problem, in Schifano, human and cultural, of the theme of escape. Escape from this solitude of the tree as an individual without roots, the escape from a way of building one’s present through a rigid series of values, Schifano, in these paintings where evidently the dream starts to appear, the moment of the detachment from reality, where the continuum of the perspective space […] tends to fracture, Schifano starts to analytically dissociate the image” (AA.VV. , Mario Schifano, Parma 1974, p. 68). Ossigeno Ossigeno, realized in 1965, presents itself to us as a flat vision, fractured, bidimensional, an image which is deprived of a real naturalistic dimensions, it’s a photographic image , “not in the sense of realism, but in that of the detail” (AA.VV. , Mario Schifano, Parma 1974, p. 68). This bidimensional vision is then inserted into a peculiar device, coloured Perspex with a gridded texture which filters and alters the image as a television screen, which move the viewer away from the pictorial surface but at the same time encourages a prolonged vision. The extremely thin gridded texture, furthermore, makes the surface shift as the viewer moves around. “So, if in a first moment the paintings where a projection of a model was used and the surface became a place for the condensation of images [ now ] this condensation is further mediated, estranged by the type of plastic, from its density and the different colours, which is used to cover the artwork.” (AA.VV, Mario Schifano, Parma 1974, p. XLII) Ossigeno Ossigeno constitutes therefore a work that clearly highlights the trajectory in which Schifano is moving towards in those years, which will lead him to address with more attention the cinematic screen: for these reasons it presents itself as an accomplished manifesto of his cultured art in a key moment.

The present work, which had been part of Luisa Spagnoli’s collection, was chosen, in 2006, for the exhibition at the Fondazione Marconi: Schifano 1964-1970. Dal paesaggio alla TV. It was in fact Giorgio Marconi himself who represented and sustained the artist in those year of great creativity. “Dear Mario, work, turn off your phone, and forget all the troubles of this world. A kind greeting.” So wrote the gallerist to Mario Schifano on September 29th, 1965, on the eve of the inaugural show of his first exhibition space. This was the beginning of a collaboration that would last until 1970 and will see Schifano engaged in his most famous achievements and exhibitions.

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  • Con anima
  • 7 agosto 1961
  • Particolare di deserto
  • Vittoria sul sole per Kasimir Malewic
  • Mario Schifano
    Dittico
    Con anima, 1965
    Enamel and charcoal on canvas, cm 220x200

    Sold at Sotheby’s Milan, 11 April 2019 for € 972,500
  • 7 agosto 1961
    Enamel and charcoal on package paper laid on canvas, cm 160x130

    Sold at Sotheby’s Milan, 11 April 2019 for € 948,500
  • Particolare di deserto, 1966
    Enamel, pastel and canvas and Plexiglas, cm 141,5x141,5

    Sold at Sotheby’s Milan, November 2019 for € 420,500
  • Vittoria sul sole per Kasimir Malewic, 1966
    Enamel and canvas and perspex, cm 273x131
    Sold at Sotheby’s Milan, November 2019 for € 372,500

Mario Schifano è stato l’esponente piu’ acuto e percettivo di quella stagione dell’arte italiana che, nei primi anni ’6,0 rispose con un proprio linguaggio alla Pop Art americana. L’intento era quello di partire da un azzeramento dell’immagine per muovere verso una nuova figurazione, rimettendo a fuoco il senso stessa della pittura. “Voglio dipingere la pittura” dirà Schifano in quegli anni.
Partendo quindi dai primi monocromi, grado zero del gesto pittorico, si porterà verso l’inserimento di immagini ingrandite. Schifano infatti trasforma la tela in uno schermo sul quale proietta le immagini che provengono dalla propria memoria. Le isola, le inquadra, le dilata, le imprime su quella pellicola che ormai è diventata la superficie del quadro. “Questa idea che la tela sia un supporto, una specie di luogo della memoria, accompagna Schifano in tutto il suo ulteriore percorso.” (AA.VV. Schifano 1964-1970 Dal paesaggio alla TV)

Dall’inserimento dei primi frammenti del paesaggio metropolitano volgerà a nuove immagini pittoriche nelle quali la rivisitazione della storia e la rappresentazione della natura trovano forma. In particolare quest’ultima viene introdotta dai suoi primi “paesaggi anemici” del ’63, nei quali è la memoria, attraverso scritte allusive, segni veloci, particolari, a frasi evocatrice della rappresentazione della natura stessa. Questo immaginario viene poi ad esser sviluppato nelle serie Alberi, Ossigeno Ossigeno, Oasi: dove porta avanti ulteriormente la sua idea sul dipinto e la funzione di questo come schermo. “Ossigeno Ossigeno è una sequenza di [ opere ] notevolissime dove gli alberi sono ormai smagriti, appena dei profili che magari una squadra di sbieco, un plexigias retinato dinanzı, uno strappo, un elemento a collage, interrompono. “Ossigeno” naturalmente non allude all'inquinamento, ma, semmai, ad un problema, in Schifano, umano e culturale, al tema della fuga. Fuga da questa solitudine dell'albero individo e senza radici, fuga da un modo di costruire il proprio presente secondo una rigida serie di valori, Schifano, in questi dipinti dove comincia con evidenza ad apparire il sogno, il momento dello stacco dal reale, dove il continuum dello spazio prospettico […] tende a frazionarsi, Schifano comincia a dissociare in maniera analitica l'immagine” (AA.VV. , Mario Schifano, Parma 1974, p. 68). Ossigeno Ossigeno realizzato nel 1965 si mostra infatti a noi come una visione piatta, scomposta, bidimensionale, un’immagine priva di una reale dimensione naturalistica, è un’immagine fotografica, “non nel senso del verismo, ma del taglio” (Mauro Carvelsi, Ricordi di una farfalla, L’Espresso, 22 ottobre 1967). Questa visione bidimensionale viene poi posta all’interno di un congegno particolare, il perspex colorato e la finissima retinatura filtrano e alterano l’immagine come uno schermo televisivo, allontanando l’osservatore dalla superficie pittorica ma allo stesso tempo incentivandone una visione prolungata. La finissima retinatura, inoltre, rende la superficie mobile al movimento dello spettatore. “Dunque se in un primo momento nei quadri dove si impiega la proiezione di un modello si aveva la superficie come luogo di condensazione delle immagini [ ora ] questa condensazione viene ulteriormente mediata, estraniata dal tipo di plastica, dalla densità e dai colori diversi, che viene sovrapposta all'opera.”(AA.VV, Mario Schifano, Parma 1974, p. XLII)
“Ossigeno Ossigeno” costituisce quindi un’opera che evidenzia con precisione la traiettoria verso cui si e’ incamminato Schifano in quegli anni, che lo condurra’ a rivolgersi con maggior attenzione allo schermo cinematografico: per questi motivi si mostra come un manifesto compiuto della sua arte colta in un momento cruciale.

La presente opera, già della collezione Luisa Spagnoli, nel 2006 è stata inserita nella mostra realizzata dalla Fondazione Marconi: Schifano 1964-1970. Dal paesaggio alla TV. Ricordiamo infatti che fu proprio Giorgio Marconi a rappresentare e sostenere l’artista in quegli anni di felice creatività. “Caro Mario lavora, stacca il telefono, e dimentica tutte le rogne di questo mondo. Un caro saluto.” Così complice il gallerista scriveva a Mario Schifano, il 29 settembre 1965, alla vigilia della mostra inaugurale del suo primo spazio espositivo. Era questo l’inizio di una collaborazione che durerà fino al 1970 e vedrà Schifano impegnato nelle sue più celebri realizzazioni ed esposizioni.