Valerio Adami's tales, without a proper beginning nor end, place at their center objects and anthropomorphic figures, that is, man in his manifold forms. These are tales in which objects and omnides are portrayed in fast motion with barely accentuated limbs while living their story privately. Through dotted lines, comics or cartoons and colours with an almost synthetic effect, Adami creates a neofigurative representation with concise clarity that nevertheless remains essentially random and indeterminate.

The distinctive sign in his works gives life to an open structure, which renders the represented objects unstable, being arranged in a continuous series of alterations and metamorphoses. A sign that eliminates any material suggestion and any rhetoric of the expressive medium. As in the work Toys from 1965, the different characters represented are extracted from the most disparate situations in space and time and hereby placed on a single level, thus implementing an acceleration that brings the figurative elements closer together. Consequently, the objects and characters undergo a transformation the very moment they come into contact with each other, they fit together, they are organically welded into each other to become something 'else'. It is a world in motion in which Adami explores one of the infinite possibilities of correlation, which as Bruno Alfieri points out: "to this world, in the immediate future, since humanity walks in a certain way and in a certain direction, many doors are open, and many possibilities are offered. It's just a matter of complying with it, with a lot of intelligence, with a lot of imagination."

Valerio Adami, L'uovo rotto, acyrilic on canvas, cm 195x345, 1964. Private Collection, Courtesy Fondazione Marconi, Milano. © SIAE 2020

In Toys from 1965, the vital charge and the sense of irony that derives from it arouse a sense of ambiguity, which hereby becomes an active tool for regeneration. As is often found in Adami's works, the image on the bottom left of an egg opening up and breaking suggests not only the idea of a small disaster in its most trivial comic implications, but also the idea of something reproducing itself, which comes out and is born. It is an elastic perspective that develops between the physical and the psychological space, in fact "it is not only emotion and memory that deform (or rather reform) the elements of representation: this process is determined by the same charge of objective and complicated vitality that those elements acquire in the context of the tale"(Emilio Tadini). Finally, the ultimate result is a perspective order established by the intensity of certain emotions, in a constant relationship with the concrete movement of reality and above all with the inner world of the artist.

I racconti di Valerio Adami, privi di un vero inizio né fine, collocano al loro centro oggetti e figure antropomorfiche, ovvero l’uomo nella sua molteplice forma. Sono racconti in cui oggetti e omnidi sono ritratti in movimento veloce con gli arti appena accentuati che vivono la loro storia privatamente. Attraverso linee tratteggiate, ambientazioni da fumetto o cartone animato e colori dall’effetto quasi sintetico, Adami crea una rappresentazione neofigurata con concisa chiarezza che tuttavia rimane sostanzialmente casuale e indeteminata.

Il segno distintivo nelle sue opere dà vita a una struttura aperta, che rende instabili gli oggetti rappresentati, disponendoli in una serie continua di alterazioni e metamorfosi. Un segno che elimina ogni suggestione materica e ogni retorica del mezzo espressivo. Come in Toys del 1965, i diversi personaggi rappresentati vengono estratti dalle più disparate situazioni di luogo e di tempo per essere collocati su un piano unico, mettendo così in atto un'accelerazione che avvicina gli elementi figurativi. Di conseguenza, gli oggetti e i personaggi subiscono una trasformarzione nell'attimo in cui vengono in contatto tra di loro, si incastrano, si saldano organicamente uno nell’altro per divenire 'altro'. E' un mondo in movimento in cui Adami esplora una delle tante infinite possibilità di correlazione, che come sottolinea Bruno Alfieri: “a questo mondo, nell’immediato futuro, visto che l’umanità cammina in un certo modo ed in una certa direzione, molte porte sono aperte, e molte possibilità offerte. Si tratta solo di accondiscendergli, con molta intelligenza, con molta fantasia.

In Toys del 1965, la carica vitale e il senso di ironia che ne deriva suscitano un senso di ambiguità, che si pone come strumento attivo di rigenerazione. Come spesso si riscontra nelle opere di Adami, l’immagine in basso a sinistra di un uovo che si apre e si rompe suggerisce non solo l’idea di un piccolo disastro nelle sue più banali implicazioni comiche, ma anche l’idea di qualcosa che si riproduce, che viene fuori e nasce. Si tratta di una prospettiva elastica che si sviluppa tra lo spazio fisico e quello psicologico, di fatti "non sono soltanto l’emozione e il ricordo che deformano (o piuttosto riformano) gli elementi della rappresentazione: a determinare questo processo è la stessa carica di vitalità oggettiva e complicata che quegli elementi acquistano nel contesto del racconto" (Emilio Tadini). Ne risulta infine un ordinamento prospettico stabilito dall’intensità di certe emozioni, in un costante rapporto con il movimento concreto della realtà e soprattutto con l'universo interiore dell'artista.