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DA UNA IMPORTANTE COLLEZIONE PRIVATA ITALIANA

Mario Schifano
CON ANIMA
SIGNED, TITLED AND DATED 65, ENAMEL AND CHARCOAL ON CANVAS, TWO ELEMENTS. THIS WORK IS REGISTERED AT THE ARCHIVIO MARIO SCHIFANO, ROME, UNDER THE N. 03978190413.
Lotto. Venduto 972,500 EUR (Prezzo di aggiudicazione con commissione d'acquisto)
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DA UNA IMPORTANTE COLLEZIONE PRIVATA ITALIANA

Mario Schifano
CON ANIMA
SIGNED, TITLED AND DATED 65, ENAMEL AND CHARCOAL ON CANVAS, TWO ELEMENTS. THIS WORK IS REGISTERED AT THE ARCHIVIO MARIO SCHIFANO, ROME, UNDER THE N. 03978190413.
Lotto. Venduto 972,500 EUR (Prezzo di aggiudicazione con commissione d'acquisto)
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Details & Cataloguing

Arte Contemporanea

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Milano

Mario Schifano
1934 - 1998
CON ANIMA
SIGNED, TITLED AND DATED 65, ENAMEL AND CHARCOAL ON CANVAS, TWO ELEMENTS. THIS WORK IS REGISTERED AT THE ARCHIVIO MARIO SCHIFANO, ROME, UNDER THE N. 03978190413.

Opera registrata presso l'Archivio Mario Schifano, Roma, con il n. 03978190413

Provenienza(e)

Galleria Odyssia, Roma  
Collezione Goffredo Parise, Roma
Collezione privata, Roma
Ivi acquisito dall'attuale proprietario

Esposizione

Roma, Galleria Odyssia; Milano, Studio Marconi, Mario Schifano, 1965

Bibliografia

Parma, Scuderie della Pilotta, Mario Schifano, 1974, p. 81, n. 145, illustrato a colori

Nota a catalogo

A. Senta, mi parli un pò di Mario Schifano e dei suoi quadri.
B. Sono la stessa cosa. Mario Schifano è i suoi quadri. Dunque guardi i quadri e conoscerà Schifano. 

Goffredo Parise, in Mario Schifano, catalogo mostra, Galleria Odyssia, Roma, e Studio Marconi, Milano 1965

A. Listen, talk to me a bit about Mario Schifano and his paintings.
B. They are the same thing. Mario Schifano is his paintings. So look at the paintings and you will know Schifano.


Già verso la fine degli anni Cinquanta, la spinta Informale che aveva caratterizzato l’Europa del dopoguerra stava gradualmente scemando in Italia. Artisti quali Fontana, Manzoni e Castellani a Milano, o Schifano, Festa e Angeli a Roma, iniziarono ad aspirare al superamento dell’esperienza informale, portando l’arte in Italia verso nuovi orizzonti sul piano internazionale. Mentre a Milano l’esplorazione di nuove direzioni artistiche avveniva sul versante monocromo-spazialista, a Roma avveniva su quello iconico-pop.
Intorno al 1960, alcuni giovani artisti romani riuniti nel collettivo della Scuola di Piazza del Popolo iniziarono a gravitare attorno al milieu artistico della Galleria La Tartaruga diretta da Plinio De Martiis. È anche l’anno dell’arrivo a Roma dello scrittore, giornalista e critico Goffredo Parise, il quale trovò un clima artistico-culturale decisamente in fermento. Acuto osservatore dell’ambiente artistico romano di quegli anni, Parise trovò in modo del tutto unico nell’arte di Schifano un contatto diretto ed empatico con la realtà, e di lui scrisse: “Il principe, un vero Ahmed da mille e una notte, era Mario Schifano, ora pittore famosissimo e famoso anche per altre ragioni. Era un ragazzo-scimmia estremamente bello, senza fissa dimora, immediatamente geniale, snob quantum sufficit che dipingeva con velocità fulminante, alla de Pisis, di cui è il solo e vero erede, quadri monocromi e provocanti, con sgocciolature che già indicavano però la sua immediatamente futura arte.”
È lo stesso Parise a introdurre la mostra Mario Schifano presso la Galleria Odyssia a Roma e lo Studio Marconi a Milano nel 1965, in cui venne esposta l’opera Con anima qui presentata. Realizzata nel 1965, periodo in cui Schifano matura un interesse per il film e la fotografia, quest’opera presenta una composizione scomposta nelle sue parti linguistiche, frammentaria, tipica nella produzione di Schifano, in cui l’apertura di finestre su cui affacciarsi a una nuova realtà o invenzione, un paesaggio non appartenente alla realtà ma bensì alla memoria, pone al suo centro il problema della visione. Il vasto azzurro, continuo e non definito, si estende sulla superficie rivestendo l’intero paesaggio e congiungendo l’orizzonte al cielo, un aspetto che verrà poi ripreso da altri come Tano Festa con differenti sviluppi. I contorni approssimativi e ambigui, come ambigue sono le forme del ricordo, sono caratteristiche riscontrabili anche nella serie di Paesaggi anemici di Schifano, dove l’immagine non si fa rappresentazione, ma si carica di significato ed esorta a partecipare ‘con anima’ alla costruzione di uno spazio simbolico. Con anima del 1965, dai colori appena accennati, come sospesa nella bidimensionalità essenziale e iconica, esprime il pieno raggiungimento di un linguaggio maturo e a conferma di Schifano, nelle parole di Cesare Vivaldi, come "vero monstrum pittorico".

Already towards the late Fifties, the informal wave that had characterized post-war Europe was gradually waning in Italy. Artists such as Fontana, Manzoni and Castellani in Milan, or Schifano, Festa and Angeli in Rome, began to aspire to overcome the informal experience, bringing the art scene in Italy towards new horizons on the international level. While in Milan the exploration of new artistic directions took place on the monochrome-spatialist side, in Rome it took place on the iconic-pop one.
Around 1960, some young Roman artists gathered in the collective of Scuola di Piazza del Popolo began to gravitate around the artistic milieu of Galleria La Tartaruga directed by Plinio De Martiis. It is also the year of Goffredo Parise’s arrival in Rome, writer, journalist and critic who found an extremely fervent artistic and cultural climate. Acute observer of the Roman artistic environment of those years, Parise found in the art of Schifano, above all, a direct and empathetic contact with reality, and described him as: "The prince, a true Ahmed from a thousand and one nights, that is Mario Schifano, now a famous painter and famous for other reasons too. He was an extremely handsome, homeless, immediately brilliant genius boy, snob quantum sufficit who painted with fulminant speed, like de Pisis, of which he is the only true heir, his monochromatic and provocative paintings, with drippings that already indicated his immediately future art."
Parise himself introduced the exhibition Mario Schifano at the Galleria Odyssia in Rome and at the Studio Marconi in Milan in 1965, in which the work Con anima here presented was exhibited. Created in 1965, when Schifano matured an interest in film and photography, this work presents a composition broken down into its linguistic parts, almost fragmentary, typical in Schifano's production, in which the opening of windows over a new reality or invention, a landscape that does not belong to reality but rather to memory, places at its center the problem of vision. The vast, continuous and undefined blue extends over the surface, covering the entire landscape and bridging the horizon to the sky, an aspect that will be later taken up by others like Tano Festa but with different artistic developments. The approximate and ambiguous outlines, as ambiguous are the forms of memory, are features that can also be found in the series of Paesaggi anemici (anemic landscapes), where the image is not mere representation, but charges itself of meaning and urges to participate 'with soul' to the construction of a symbolic space. Con anima of 1965, with barely outlined colours as if suspended in the essential and iconic two-dimensionality, fully expresses Schifano’s achievement of a mature language and confirms him as, in the words of Cesare Vivaldi, a "true pictorial monstrum".

Arte Contemporanea

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Milano