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Lucio Fontana
CONCETTO SPAZIALE, ATTESA
SIGNED, TITLED AND INSCRIBED MI À TELEFO=/NATO MICHEL/TAPIÉ /MI À DETTO/DI ANDARLO/A TROVARE/A TORINO ON THE REVERSE, WATERPAINT ON CANVAS, ORANGE. EXECUTED IN 1964.
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Lucio Fontana
CONCETTO SPAZIALE, ATTESA
SIGNED, TITLED AND INSCRIBED MI À TELEFO=/NATO MICHEL/TAPIÉ /MI À DETTO/DI ANDARLO/A TROVARE/A TORINO ON THE REVERSE, WATERPAINT ON CANVAS, ORANGE. EXECUTED IN 1964.
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Details & Cataloguing

Arte Moderna e Contemporanea

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Milan

Lucio Fontana
1899 - 1968
CONCETTO SPAZIALE, ATTESA
SIGNED, TITLED AND INSCRIBED MI À TELEFO=/NATO MICHEL/TAPIÉ /MI À DETTO/DI ANDARLO/A TROVARE/A TORINO ON THE REVERSE, WATERPAINT ON CANVAS, ORANGE. EXECUTED IN 1964.
firmato, intitolato e iscritto Mi à telefo=/nato Michel/Tapié/mi à detto/di andarlo/a trovare/a Torino sul retro
idropittura su tela, arancione
cm 61x50
Eseguito nel 1964
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Provenance

Galleria Sianesi, Milano
Galleria Notizie, Torino
Ivi acquistato dalla famiglia dell'attuale proprietario

Literature

Enrico Crispolti, Lucio Fontana. Catalogo Generale, Milano 1986, Vol II, p. 539, illustrato 
Enrico Crispolti, Lucio Fontana, Catalogo ragionato di sculture, dipinti, ambientazioni, Milano 2006, Vol II, p. 724, n. 64 T 118, illustrato

Catalogue Note

 “Chi dice che per fare dell'arte occorra proprio fare 'cose difficili'? E chi dice che occorra servirsi dei mezzi tradizionali? Quando, per la prima volta, l'uomo ha sentito il desiderio di dipingere non aveva certamente a sua disposizione un pennello o una tela. [...] Il primo fatto di pittura sarà stato un segno tracciato sulla sabbia. Millenni dopo quel segno si è trasformato in un gioco di colori su una tela. Ma nel futuro anche i colori sulla tela scompariranno, saranno cose del passato, consegnate alla storia e chiuse ormai alla vita. Domani l'arte può finire. Anzi io credo che l'arte del quadro finirà. Perché nelle nuove dimensioni nelle quali l'uomo vivrà, nelle dimensioni spaziali, l'arte, com'è concepita oggi, sembrerà, per forza di cose, troppo primitiva, troppo inadeguata, troppo ridicola. L'arte del quadro non è una necessità dell'uomo, come è il mangiare o il dormire. Nella sua storia, l'uomo ha vissuto millenni senza la pittura. A un certo momento ha creato il quadro. Bene, domani lo ripudierà, non saprà che farne, lo sostituirà con un'altra cosa. [...] Non possiamo oggi sapere che cosa. Io faccio questi tagli, questi concetti. Io inizio una cosa. Rispetto all'era spaziale, io sono l'uomo che fa il segno sulla sabbia. Ho fatto questi fori. Ma cosa sono? Sono il mistero, l'incognito dell'arte, sono l'attesa di una cosa che deve succedere
Lucio Fontana – Manifesti, scritti, interviste

“Who says that to make art one has to do something complicated? And who ones has to use the recognised methods of tradition? When mankind first felt the temptation to paint he did not have to hand a canvas and a paintbrush […] The first painting was probably a sign traced into the sand. Millennia later that sign has been transformed into a colour playoff on canvas. In the future even colour on canvas will disappear, becoming a thing of the past, consigned to history and closed off to human life. Tomorrow art might become extinct. In fact I believe that the art of the canvas will come to end. Because in the new dimensions in which man will live, in the new spatial age, art as we know it will necessarily seem too primitive, too inadequate, too ridiculous. Art on canvas is not a human necessity, like eating or sleeping. Man has survived many millennia without paintings. At a certain point he invented the painting. In just the same way, at a certain point he will repudiate it, he will no longer know what to do with it, he will replace it with something else […] We cannot yet know with what it will be replaced. I make these cuts, these concepts. I begin something. I respect the spatial era, I am the man who makes a sign in the sand. I made these holes. But what are they? They are the mystery, the unknown art, the anticipation of something that is about to happen.”


Era il 1964, la tela era ancora umida quando Fontana si avvicinò alla superficie ricoperta da idropittura arancione, per praticarne sopra un taglio. Con un solo gesto creò un’apertura, semplice, verticale, al centro della tela, poi inserì le mani all’interno dello sqaurcio per allargarne la fenditura e subito dalla ferita s’irradiò un buio luminoso che pervase l’atmosfera impremendosi nell’aria.
Ed ecco che nel suo studio, tra le ceramiche disposte sul piano di lavoro e le tele appoggiate alle pareti ruvide, Fontana creò un passaggio, un apertura verso “l’altro”: “Con i tagli sono riuscito a dare allo spettatore l’impressione della calma spaziale, del rigore cosmico e di una serenità infinita

In un solo istante Fontana, con l’ausilio di un taglierino, con un movimento ora mai meccanico ferisce la liscia superficie, la quale si flette, avanza, arretra in un andamento dinamico e armonico. Lo squarcio diventa così un’apertura verso uno spazio nuovo, un luogo da esplorare dove: la luce si apre al buio e il buio alla luce, il colore perde importanza, il tempo si fa infinito, il passato e il futuro non esistono più, ma regna l’esperienza del presente, un varco dove restiamo in “attesa”.

Un varco, un vortice attraversato subito da Michel Tapié, critico francese e grande promotore dell’arte informale internazionale a Torino. Fontana e Tapié si incontrarono nella città torinese, durante un evento al Centre of Aesthetic Research, fondato nel 1960 dallo stesso critico insieme all’archittetto Luigi Moretti e diretto da Ada Minola.
Nonostante fosse passato solo un mese dalla presentazione dei tagli alla Galleria del Naviglio, Tapié si fece portavoce della grande novità, da Parigi fino al Giappone.

Tapié era il profeta dell’art autre (…) Fontana era un uomo semplice e ha trovato in Michel Tapié un interprete che lo ha sedotto. Tapié era un persuasore occulto, un personaggio nietzchiano e molto affascinante, un grande dandy: girava per Torino con il monocolo, aveva il viso d’aquila che mi ricordava il nostro architetto Millino
(Ezio Gribaudo and Lucio Fontana, American Journey 1961)

L’amicizia tra Fontana e Tapié diede inizio a una stagione segnata dal sussegursi di esposizioni personali fra Torino e Parigi, sebbene più volte Fontana affermò:  “Io a Parigi mi faccio una vita tranquillissima come certamente non mi avrei creduto di fare. Però ogni giorno ne sono più entusiata. Non ho relazioni e vivo solo questa tranquillità mi riposa”. (Lucio Fontana, nel catalogo della mostra Lucio Fontana, Parigi 2009).

The year is 1964 and the canvas is still wet when Fontana approaches the orange waterpaint covered surface to cut into it once more. In one swift movement he creates an opening, simple, upright, and in the middle of the canvas, then he puts his hand inside the gash, extending the rift, and immediately a luminous darkness radiates from the wound and pervades the atmosphere making a vacuum of the air around it.

It is here in his studio, between the ceramics waiting on the work surface and the canvases leaning against the uneven walls, Fontana creates a pathway, an opening towards the ‘Other’: “with my cuts I give the viewer the impression of spatial tranquility, of cosmic rigour and of infinite serenity”.

In a flash, with a small knife at his side and in a movement heretofore mechanic, Fontana wounds the smooth surface which flickers and curls back in a fluid and dynamic movement. The slash becomes the opening of a new space, a place to be explored: light opens up to the dark and the dark to the light, colour has lost its importance, time is rendered limitless, past and future no longer exist, the present reigns supreme as a no man’s land where we are left waiting.

This no man’s land, this whirlpool was surpassed by the French critic Michel Tapié, an important sponsor of international informal art in Turin. Fontana and Tapié met during an event at the Centre of Aesthetic Research, which was founded by the selfsame critic in 1960 alongside the architect Luigi Moretti and headed by Ada Minola. Though it had been just a month since the exhibition of the Tagli at the Galleria del Naviglio, Tapié become a spokesman for Fontana’s great discovery, from Paris all the way to Japan.

“Tapié was a prophet of art autre […] Fontana was a simple man and he found in Michel Tapié an interpreter whom he had seduced. Tapié was an occult persuader, a charming Nietzschean character and a dandy: he roamed Turin with a monocle, he was eagle-eye and reminded me of the architect Millino”
(Ezio Gribaudo and Lucio Fontana, American Journey, 1961)

The friendship between Fontana and Tapié gave rise to a veritable season of solo exhibitions between Turin and Paris. Fontana said of this period: “I live a very quiet life in Paris such as I would never have imagined for myself. Nevertheless I become more enthusiastic every day. I have no relationships and I live alone, the tranquility gives me rest”. (Lucio Fontana in the exhibition catalogue, Lucio Fontana, Paris 2009.)

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