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Alberto Burri
COMBUSTIONE PLASTICA
PLASTIC, COMBUSTION ON IRON STRETCHER. EXECUTED IN 1967
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Alberto Burri
COMBUSTIONE PLASTICA
PLASTIC, COMBUSTION ON IRON STRETCHER. EXECUTED IN 1967
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Details & Cataloguing

Arte Moderna e Contemporanea

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Milan

Alberto Burri
1915 - 1995
COMBUSTIONE PLASTICA
PLASTIC, COMBUSTION ON IRON STRETCHER. EXECUTED IN 1967

Provenance

Collezione Architetto Mirko Ravanne, Milano
Ivi acquistato dall'attuale proprietario nel 1984

Exhibited

Luino, Palazzo Verbania, Burri & Palazzoli. La santa alleanza, 2001, pp. 92-93, illustrato a colori (datato 1961)

Literature

Fondazione Palazzo Albizzini, Burri. Catalogo Generale, Città di Castello 2015, vol. II, p. 225, n. 1209, illustrato a colori, vol. VI, p. 173, i. 6728, illustrato a colori

Catalogue Note

Combustione Plastica è un’opera di Alberto Burri datata 1967 in cui la plastica bruciata e logorata trasforma la materia in una superficie abietta, una membrana violentata, un brandello di carne: elegante e drammatica, questa combustione incarna a pieno la poetica di Burri. Realizzata all’incirca dieci anni dopo la produzione delle prime Plastiche, quest’opera si colloca all’apice della maturitá artistica del maestro italiano.

Datato 1967, Combustione Plastica è lo studio per la vetrata, poi realizzata, del nuovo convento dei Cappuccini a Sion, in Svizzera, progettato dall’architetto veneziano Mirco Ravanne, tra il 1964 e il 1968. Quello di Sion fu un cantiere di grande sperimentazione, nel quale intervennero, tra gli altri, artisti internazionali del calibro di Kengiro Azuma, Antoni Tàpies e, appunto, Alberto Burri. Provenendo proprio dalla collezione di Mirco Ravanne, questo lavoro si veste di una duplice valenza storica: non solo esso riflette una delle più complesse fasi della storia dell’arte italiana, quella legata alla ricostruzione, alla rinascita del dopoguerra, alla difficile salvaguardia della memoria, ma Combustione Plastica è anche testimonianza di uno dei più intensi momenti di attivitá artistica di Alberto Burri in persona.

Combustione Plastica, realizzata con il fine di intervenire su una vetrata del Convento di Sion, finisce per evocare una spiritualitá che è quasi tangibile. Nelle sue Combustioni infatti, realizzate a partire dalla metá degli anni Cinquanta, Alberto Burri sembrava aver messo da parte qualsiasi spiraglio di guarigione, di positivitá: bruciando la carta, poi il legno, le plastiche e i ferri, l’artista privava l’opera di qualsiasi possibilitá di risanamento. Nelle Combustioni, le ferite rimangono aperte (a differenza di quelle dei Sacchi); presentandosi come buchi nella materia, tali ferite sono crude, non cicatrizzate e non risanabili. I buchi non sono varchi: sono squarci nella materia, che da essa si originano e in essa muoiono. Le combustioni allora sono pelle morta, prive di vita. Eppure, una volta che Combustione Plastica diviene parte della vetrata di un convento, risulta impossibile scindere la drammaticitá dell’opera da un senso di profonda compassione, che in quanto tale è benevola, sanificatrice.

In quanto vetrata la combustione, che è lacerazione, diventa varco, aprendosi dunque alla possibilitá di un qualcos’altro, di una vita dopo la morte. La luce allora, diviene strumento di  risanamento. La ferita non è più testimonianza di morte ma semmai prova di sopravvivenza.

Combustione Plastica, in quanto studio della vetrata, rappresenta tutto questo.

Intelata in una cornice romboidale, l’opera si contraddistingue per il suo estremo quilibrio compositivo. I buchi e le lacerazioni infatti, sembrano ornare più che martoriare l’opera: le bruciature, che sporcano indissolubilmente la plastica, sembrano essere state dipinte più  che essere state inferte.

La grandiosità di quest’opera sta dunque nel paradosso che la rappresenta: nell’essere in bilico tra vita e morte, guarigione e malattia, ottimismo e nichilismo. Anche in questo questo aspetto, Combustione plastica, capolavoro concettuale, diventa intensamente, e indissolubilmente, umano.

Combustione Plastica is an artwork made by Alberto Burri in 1967. The plastic, which is burnt and wore out, transforms this work in an abject-something, a raped body, or a shard of flesh.

Elegant yet dramatic, this work perfectly embodies Burri’s aesthetic.

Produced in 1967, Combustione Plastica is the study for the window of the Sion’s Couvent des capucins, in Switzerland, designed by the Venetian architect Mirco Ravanne between 1964 and 1968. At that time, the Sion’s building-site attracted a massive number of experimental artists coming from all over Europe, from Kengiro Azuma to Antoni Tapies and Alberto Burri. Once part of the Mirco Ravanne’s private art collection, Combustione Plastica is indeed enriched with a double historical value: not only does this artwork mirror one of the most complex and exciting periods within the history of Italian art (the post-war, with its urgency of both re-constructing and preserving the past), but it also frames one of the most intense stages of Alberto Burri’s artistic career.

Since Combustione Plastica is meant as part of a wider plan of reconstructing a convent, the artwork embodies a deep sense of spirituality that is somehow tangible. In his Combustioni series, which he started creating in the mid-fifties, Albero Burri seems to reject any possibility of healing, as well as any traces of optimism: by burning papers, wood, plastic and iron, the artist deprives the artworks of its inner vitality. In his Combustioni, the wounds remain open, differing from what happens in Sacchi (Sacks). As holes in within matter, these wounds are always raw: it is indeed impossible to heal them over. Holes do not unveil another dimension: they are just gashes in the matter. They are given birth by the matter and they die in it. Combustions are therefore dead flesh. However, once that Combustione Plastica is considered as part a convent, it is impossible for the viewer to differentiate its dramatic force from a feeling of compassion that is in fact healing.

Conceived as a sketch for a window, Burri’s combustion becomes more than just a laceration, but a transfer that unveils a new dimension, the afterlife. Light itself becomes a tool for healing. The wounds are not about death but instead, they are about surviving.

Combustione Plastica embodies all of this: framed into a rhomboidal shape, the work is defined by a strong compositional balance. The holes and the gashes seem to adorn the artwork rather than martyrizing it. The burnings, which soil the canvas, seem to be painted rather than inflicted.

The uniqueness of this artwork lays in its inner paradox, i.e. in being in-between life and death, health and illness, optimism and nihilism. For all these reasons, Combustione Plastica stands out as a masterpiece that is profoundly conceptual but also pragmatically ground-rooted.

Arte Moderna e Contemporanea

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