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Details & Cataloguing

Arte Moderna e Contemporanea

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Milan

Enrico Castellani
N. 1930
SUPERFICIE BIANCA
SIGNED, TITLED AND DATED 1969 ON THE STRETCHER, ACRYLIC ON SHAPED CANVAS THIS WORK IS REGISTERED IN THE ARCHIVE OF FONDAZIONE ENRICO CASTELLANI, MILAN
firmato, intitolato e datato 1969 sul telaio
acrilico su tela estroflessa
cm 120x104
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Opera registrata presso l'archivio della Fondazione Enrico Castellani, Milano, con il n. 69-013

Provenance

Galleria dell'Ariete, Milano
Haunch of Venison, Londra
Ivi acquistato dall'attuale proprietario nel 2013

Exhibited

New York, Sperone Westwater, 1957–1966 Zero NY 2008, 2008, p. 221, illustrato

Literature

Renata Wirz, Federico Sardella, Enrico Castellani. Catalogo ragionato. Tomo secondo. Opere 1955-2005, Milan 2012, p. 394, n. 287, illustrato

Catalogue Note

Quando fu chiesto a Ike-no-Taiga (1723-1767), maestro giapponese del periodo Edo, quale fosse la cosa più difficile da dipingere, egli rispose: “Dipingere uno spazio bianco dove nulla assolutamente viene disegnato”.  Pare quasi che Enrico Castellani a distanza di circa duecento anni abbia colto la sfida e ne abbia fatto il credo di una vita.

Superficie Bianca del 1969 è un indiscusso capolavoro del Maestro Italiano realizzato esattamente dieci anni dopo il concepimento della sua prima estroflessione. Un’opera rara, per bellezza e conformazione.

La forma esagonale (nel catalogo ragionato dell’artista se ne contano solamente cinque), la superficie della tela mossa da 152 “rigonfiamenti” regolari disposti sapientemente quasi a volerci fare alzare gli occhi verso il cielo, sono un inno all’astrazione condotto su uno spartito in cui la musica viene generata dal ritmo delle vibrazioni, dalle ombre e dalle luci.

Come per l’appunto Germano Celant afferma: “la luce illumina i rilievi, crea ombre e riflessi, appiattisce ed esalta le superfici, da quindi esistenza al dipinto […] e il bianco è identità della tela allo stato primario, prototipo del nulla e del vuoto”.

Questo lavoro rappresenta l’emblema di un periodo storico e artistico in cui lo studio e la ricerca si fanno sempre più fini e concettuali. La tela passa da supporto a essenza stessa dell'opera. Pittura e scultura vanno quasi a fondersi in lavori ove la terza dimensione non è più una suggestione ma una vera e propria conquista, e la monocromia non è solo un’imposizione dovuta a un momento di angosciosa ricerca dell’essenziale, ma è un’esigenza indispensabile.

Unico nel modus operandi, astorico, atemporale, sempre uguale eppure estremamente nuovo, Enrico Castellani, crea opere che -con effetti spiazzanti, a volte spaesanti, ma al contempo straordinariamente seducenti- aspirano all’uscita dalla bidimensionalità e alla totale impersonalità della tela.

When somebody asked to Ike-no-Taiga (1723-1767), the Japanese Master of the Edo period, what was the hardest thing to paint, he replied: “Paint a white space where absolutely nothing is drawn”.  It almost seems that Enrico Castellani, about two hundred years after, rose to the challenge and made it the creed of a lifetime.

Superficie Bianca of 1969 is an undisputed masterpiece of the Italian Master realized exactly ten years after the conception of her first extroversion. A rare artwork, for beauty and conformation.

The hexagonal shape (in the artist's catalog raisonné there are just five of the type), the canvas’ surface moved by 152 regular "bulges" expertly arranged almost like wanting us to rise our eyes to the sky, are a hymn to abstraction conducted on a score where music is generated by the rhythm of the vibrations, by shadows and lights.

As indeed Germano Celant says: " the light illuminates the reliefs, creates shadows and reflections, flattens and enhances the surfaces, therefore gives existence to the painting [...] and the white is the identity of the canvas at its primary state, a prototype of the nothing and the vacuum. "

This work is the emblem of a historical and artistic period where study and research are always finer and more conceptual. The canvas goes from being a support to become very essence of the artwork. Painting and sculpture are almost melted into works where the third dimension is not just a suggestion but a real achievement, and the monochrome is not only an imposition due to a moment of anguished search for the essential, but it is an essential requirement.

Unique in the modus operandi, ahistorical, timeless, always the same and yet extremely new, Enrico Castellani, creates artworks that -with unsettling effects, sometimes bewildering, but at the same time extraordinarily seductive- aspire exit from the two-dimensionality and complete impersonality of the canvas.

Arte Moderna e Contemporanea

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