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LUCIO FONTANA DA UNA RACCOLTA PRIVATA

Lucio Fontana
CONCETTO SPAZIALE, ATTESE
SIGNED, TITLED AND INSCRIBED ON THE REVERSE, WATERPAINT ON CANVAS, GREY. EXECUTED IN 1966 THIS WORK IS REGISTERED IN THE FONDAZIONE LUCIO FONTANA, MILAN, UNDER N. 362/1
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LUCIO FONTANA DA UNA RACCOLTA PRIVATA

Lucio Fontana
CONCETTO SPAZIALE, ATTESE
SIGNED, TITLED AND INSCRIBED ON THE REVERSE, WATERPAINT ON CANVAS, GREY. EXECUTED IN 1966 THIS WORK IS REGISTERED IN THE FONDAZIONE LUCIO FONTANA, MILAN, UNDER N. 362/1
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Details & Cataloguing

Arte Moderna e Contemporanea

|
Milan

Lucio Fontana
1899 - 1968
CONCETTO SPAZIALE, ATTESE
SIGNED, TITLED AND INSCRIBED ON THE REVERSE, WATERPAINT ON CANVAS, GREY. EXECUTED IN 1966 THIS WORK IS REGISTERED IN THE FONDAZIONE LUCIO FONTANA, MILAN, UNDER N. 362/1
firmato, intitolato, iscritto Accidenti, mi sono dimenticato di prendere la medicina sul retro
idropittura su tela, grigio
cm 50x60
Eseguito nel 1966
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Opera registrata presso la Fondazione Lucio Fontana, Milano, con il n. 362/1

Provenance

Collezione privata, Empoli, acquistato direttamente dall'artista negli anni Sessanta
Ivi acquisito dalla famiglia dell'attuale proprietario

Literature

Enrico Crispolti, Catalogue Raisonné des peintures sculptures et enviroments spatiaux, Bruxelles 1974, vol II, p. 182, illustrato
Enrico Crispolti, Fontana Catalogo generale, Milano 1986, vol. II, p. 639, n. 66 T 50, illustrato
Enrico Crispolti, Lucio Fontana Catalogo ragionato di sculture, dipinti, ambientazioni, Milano 2006, vol. II, p. 834, n. 66 T 50, illustrato 

Catalogue Note

L'opera è accompagnata da attestato di libera circolazione.

An export licence is available for this lot.

Caratterizzato da cinque netti tagli verticali, Concetto Spaziale, Attese, datato 1966, si colloca all’apice della carriera del maestro italo-argentino, e a soli due anni di distanza dalla sua morte.

Nel 1966 Lucio Fontana aveva ormai affinato la sua pratica artistica, nonché ampiamente sperimentato con le sue Attese; conosciuto e stimato anche oltreoceano, Fontana dedicava ormai tutto se stesso al perfezionamento dei suoi tagli e alla diffusione della sua personalissima poetica.

L’ormai raggiunta maturitá dell’artista é ben visibile in questo lavoro, unico per eleganza e raffinatezza.

I tagli, perfettamente centrati rispetto alla tela, si dispongono armoniosamente tra loro, giocando con le rispettive inclinazioni e distanziandosi sapientemente.  L’attenzione del maestro per la diposizione degli stessi rivela il suo più vivo interesse per la luce e le ombre, vere protagoniste dei suoi lavori.

Concetto Spaziale, Attese, 1966, pone l’accento proprio su questi aspetti; sulla luce, che varcando la tela diviene testimonianza di una dimensione altra, e sull’atto stesso del tagliare, un atto meditato, profondamente intimo e dalle complesse implicazioni concettuali.

Sul retro della tela invece, impeccabile, l’autore scrive:

Accidenti, mi sono dimenticato di prendere la medicina.

É anche in questo modo che Fontana personalizza, rendendo unico e quasi diaristico, questo Concetto Spaziale. Il Kitsch delle frasi apparentemente disconesse rispetto al più generico contesto visuale dell’opera, viene qui accantonato a favore di una confessione intima e toccante. Fontana passa dall’essere il maestro all’essere l’uomo.

L’Attesa, diviene allora anche quella dell’autore: é l’attesa che scandisce i ritmi e i rituali della quotidianitá, del prendere la medicina, del guarire, del morire.

Il grigio, steso sapientemente sulla tela in idropittura, é cornice coerente all’anima struggente di questo lavoro.

In quest’opera il bianco, simbolo del più radicale azzeramento dell’arte e del fare arte tradizionale, é messo da parte; cosí come é accantonato il capriccio dei colori appariscenti, che più volte animano i lavori dell’artista. Nella sua eleganza tacita e accorta, il grigio diviene portavoce dell’umanitá insita in questo lavoro, echeggiando la forza espressiva di un gesto, il taglio, che ha cambiato la storia dell’arte del Novecento.

Characterized by five clear cuts, Concetto Spaziale, Attese, dated 1966, was produced at the peak of the Italo-Argentinian artist’s career, and just two years before his death.

By 1966, Lucio Fontana had already sharpened his artistic practice and experimented thoroughly with his cuts; known and supported both in Europe and overseas, Fontana spent his last years improving his technique and spreading his art theories.

Concetto Spaziale, Attese, 1966, mirrors the artist’s maturity and stands out for its unique elegance and gracefulness.

The cuts, perfectly centred in the canvas, are harmoniously arranged by the artist; they play with different grades and various gaps. Lucio Fontana’s focus on balancing the composition unveils his greatest interest in the use of light and shadows: the latter two are in fact the true main elements of his works.

Concetto Spaziale, Attese, 1966, is indeed a celebration of the light, by going beyond the canvas unveils a new dimension, a new reality; it is also a celebration of the act of cutting itself, an act which is meditated, profoundly intimate and linked with complex conceptual implications.

On the back of the canvas, the artist wrote:

Accidenti, mi sono dimenticato di prendere la medicina (Damnit, I forgot to take the pill)

By doing so, the artist transforms his Concetto Spaziale into something unique and diaristic. There is nothing kitsch in this statement, apparently unlinked with the wider visual context that frames the artwork. It is through this intimate and touching statement that we understand Fontana as a man instead of an artist.

L’Attesa (the Wait) therefore becomes one with the artist himself: it is the one that scans the rhythms and the rituals of the everyday life, the act of taking a medicine, of being healed, of dying.

The canvas interweaves the somber nature of the grey colour with the moving soul of the artwork. No other colours are used—white, the symbol of the artistic practice of zeroing art and its tradition, is put aside, as well as the use of brighter and more shocking colours, often displayed in the artist’s body of work.

Fontana’s use of grey is simple and eloquent at the same time, imbuing the formal canvas with a sense of humanity that mirrors the expressive force of the artist’s signature gesture-- the cut-- that forever changed the history of modern art.

Arte Moderna e Contemporanea

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Milan