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Piero Manzoni
ACHROME
SIGNED AND DATED 60 ON THE REVERSE, SQUARED SEWN CANVAS LAID ON CANVAS
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Piero Manzoni
ACHROME
SIGNED AND DATED 60 ON THE REVERSE, SQUARED SEWN CANVAS LAID ON CANVAS
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Details & Cataloguing

Arte Moderna e Contemporanea

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Milan

Piero Manzoni
1933-1963
ACHROME
SIGNED AND DATED 60 ON THE REVERSE, SQUARED SEWN CANVAS LAID ON CANVAS
firmato e datato 60 sul retro
tela cucita a riquadri applicata su tela
cm 45x60
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Provenance

Galleria Annunciata, Milano
Galleria il Prisma, Milano
Galerie Tegenbosch, Heusden
Studio la Città, Verona
Collezione privata, Verona
Ivi acquistata dall'attuale proprietario nei primi anni Novanta

Exhibited

Monaco di Baviera, Stadliche Galerie im Lenbachhaus, Piero Manzoni 1933-1963, 1973, fig. 28, illustrato
Napoli, Museo Madre, Manzoni, 2007, p. 224, n. 208, illustrato

Literature

Germano Celant, Piero Manzoni. Catalogo generale, Milano 1975, p. 198, n. 44 tcq, illustrato
Freddy Battino, Daniela Palazzoli, Piero Manzoni. Catalogue raisonné, Milano 1991, p. 351, n. 640 BM, illustrato
Germano Celant, Piero Manzoni, Catalogo generale, Milano 2004, vol. I, p. 201, illustrato; vol. II, p. 522, n. 886

Catalogue Note

Achrome, eseguito nel 1960, è un pilastro della cultura visuale italiana del Novecento; una tela bianca, o meglio priva di colore, cucita a quadrati e niente più. Eppure quest’opera è una vera e propria celebrazione di uno dei più rivoluzionari, complessi e affascinanti artisti del ventesimo secolo: Piero Manzoni.

Realizzato nell’anno della seconda e ultima pubblicazione di Azimuth, celebre rivista d’arte fondata nel 1959 da Enrico Castellani e dallo stesso Manzoni, Achrome, cosi come l’intera serie di lavori a cui questo appartiene, pone un freno deciso alle aspirazioni confuse, intime e utopiche dei movimeni informali europei.

Nel mezzo di un periodo storico-artistico complesso, dove l’arte era ormai vittima della tecnologia, pura produzione seriale e in cui, proprio per questo, la stessa arte veniva caricata di un esasperato individualismo, gli Achrome rappresentano una novità assoluta. Essi spostano l’attenzione sulla serialità del gesto più che della produzione, permettendo paradossalemte all’opera e all’artista di raggiungere ciascuno la propria indipendenza.

Achrome allora è non solo la massima celebrazione della genialità di Piero Manzoni, ma rappresenta anche la massima celebrazione dell’opera d’arte come oggetto artistico. Essa non è dipinta, ma cucita; non ha colore, ma solo pura presenza. L’oggetto artistico viene fatto vivere in sè e per sè, al di là dell’anonimato delle cose e della falsità dell’arte.

Achrome (1960), nella sua infinita eleganza, è molto più di un’opera d’arte: è il peso tangibile dell’arte, la presenza visibile dell’esserci.

 “. . . una superficie integralmente bianca al di fuori di ogni fenomeno pittorico, di ogni intervento estraneo al valore di superficie; un bianco che non è un paesaggio polare, una materia evocatrice o una bella materia, una sensazione o un simbolo od altro ancora; una superficie bianca che è una superficie bianca e basta anzi, meglio ancora, che è e basta: essere.” (Piero Manzoni, “Libera dimensione”, in Azimuth, no. 2, Milano 1960, trad. Caroline Tisdall e Angelo Bozzola da “Free dimension” in Piero Manzoni: paintings, reliefs and objects, Tate Gallery, Londra 1974, pp. 46-47)

 

Achrome, dated 1960, is a cornerstone of the history of 20th-century Italian visual culture: a white flat canvas, or better a colourless flat canvas made of squared sewn fabrics. Yet, this artwork is a celebration of one of the most radical, complex and interesting artists of the post-war: Piero Manzoni.

Achrome was realized in the year of the second and last edition of Azimuth, the latter being the well-known 1959 art magazine founded by Enrico Castellani and Manzoni himself. As the whole Achrome series, this artwork stands out from the confused, intimate and idealistic essence of the European informel aspirations.

The Achrome series represent a real change when framed into a complex historical and artistic period where art was reduced to a commodity, slave to technology, and thus charged with an exaggerated humanistic utopianism. The Achrome series allowed a shift of attention from the repetitiveness of production to the one of the artist’s gesture. Paradoxically, it allowed both the artist and the artwork to break free from each other.

Therefore, Achrome is not only the highest celebration of the genius of Piero Manzoni, but also the highest celebration of the artwork as art-object. This artwork is not painted, but sewed; it does not have colour, but just pure presence. The art-object lives both in and for itself, beyond the anonymity of thing and the falsity of art.

Achrome (1960), within its infinite elegance, is much more than an artwork: it is the tangible weight of art, the visible presence of existing.

“. . . a surface completely white far beyond any pictorial phenomenon or any intervention extraneous to the value of the surface. A white that is not a polar landscape, not a material in evolution or a beautiful material, not a sensation or a symbol or anything else: just a white surface that is simply a white surface and nothing else. Better than that: a surface that simply is: to be.” (Piero Manzoni, “Libera dimensione”, in Azimuth, no. 2, Milan 1960, trans. Caroline Tisdall and Angelo Bozzola as “Free dimension” in Piero Manzoni: paintings, reliefs and objects, Tate Gallery, London 1974, pp. 46-47)

Arte Moderna e Contemporanea

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Milan