33A
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Enrico Castellani
SUPERFICIE
SIGNED, TITLED AND DATED 73 ON THE STRETCHER, ACRYLIC AND POLYESTER RESIN ON CANVAS
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Enrico Castellani
SUPERFICIE
SIGNED, TITLED AND DATED 73 ON THE STRETCHER, ACRYLIC AND POLYESTER RESIN ON CANVAS
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Details & Cataloguing

Arte Moderna e Contemporanea

|
Milan

Enrico Castellani
N. 1930
SUPERFICIE
SIGNED, TITLED AND DATED 73 ON THE STRETCHER, ACRYLIC AND POLYESTER RESIN ON CANVAS
firmato, intitolato e datato 73 sul telaio
acrilico e resina poliestere su tela
cm 120x200
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Opera registrata presso l'Archivio Enrico Castellani, Milano, con il n. 73-019

Provenance

Galleria dell'Ariete, Milano
Collezione privata, Avellino
Ivi acquistato dall'attuale proprietario all'inizio degli anni 2000

Exhibited

Roma, Galleria Arco d'Alibert, Enrico Castellani, 1985, illustrato sull'invito

Literature

Renata Wirz con Federico Sardella, Enrico Castellani Catalogo ragionato Opere 1955-2005, tomo II, Milano 2012, n. 367, p. 416, illustrato

Catalogue Note

"(...) La tecnologia attuale è talmente ricca di possibilità, di varianti materiche e formative che uno rischia di perdere di vista quello che vuole fare, quello per cui si mette a sperimentare. La sperimentazione fine a se stessa, mi sembra, lo può essere a livello tecnologico, ma, allora, proprio nell'ambito di un ideale di artigianato... con materiali anche nuovi, naturalmente, questo non cambia niente. Mentre nel campo nostro, la sperimentazione è sempre stata intesa come un arricchimento del linguaggio, è sempre stata subordinata al linguaggio. Le cose mie possono essere fatte in moltissimi materiali diversi, però c'è un tale travaglio di ricerca tecnologica e di organizzazione che, a un certo punto, uno si rende conto che non ne vale più la pena." 
Castellani si esprime in questo modo in uno stralcio di un suo dialogo con Carla Lonzi tratto da "Autoritratto", edito da De Donato a Bari nel 1969. E' interessante capire quale sia la percezione che ha della proprio opera: quasi sminuisce il risultato finale, cioè il dipinto finito, riconoscendo invece la massima importanza al macchinoso procedimento di esecuzione delle tele estroflesse. Carla Lonzi parla addirittura di "liturgia" per definirlo: "Castellani, mi pare, perfeziona col tempo la propria opera: non solo nel senso di diventarne sempre più padrone, ma più esattamente di lavorare insieme al suo materiale il tempo stesso che l'ha preparato; così come l’antichità è il pregio interiore della liturgia. Le opere più antiche di Castellani sono preziose storicamente, e forse per una relativa rarità, ma le più recenti sono sostanzialmente le più preziose, l’ultima è ricca della ricchezza di tutte quelle che l’hanno preceduta.”
Castellani parte dal rifiuto del colore come elemento necessario alle sue tele per rivelarsi nella loro totalità. E’ la luce che le fa vivere, più del colore e dello spazio, e diventa elemento ancora più rivelatore nella serie di tele realizzate con il supporto della resina poliestere tra il 1972 e il 1976. Pubblicate sul Catalogo Ragionato dell’artista, esistono solamente 17 tele estroflesse eseguite con questa tecnica così ricercata ed evidentemente indagata già dalla fine degli anni Sessanta, anche se solo in modo teorico. Di queste 17, solamente 3 raggiungono l'imponente dimensione di 2 metri di larghezza, e Superficie del 1973 è la prima ad essere stata creata tra queste ultime. La resina che imbeve la tela le dona una qual certa trasparenza che rende appena visibile la fascinosa struttura del telaio. In alcuni casi le opere sono completamente acrome, in altri, come nel caso di Superficie del 1973, qui proposta, l’artista inserisce nella composizione delle aree di pigmento acrilico con forme differenti.
A volte si tratta di forme a “V”, altre opere sono quasi completamente dipinte a parte un piccolo angolo o delle fasce laterali rispetto a una banda centrale ad acrilico: dove la tela è intrisa solo di resina poliestere sembra quasi che dei fasci di luce calda colpiscano ed attraversino le superfici, come mettendole a nudo e rendendone visibili le poetiche ossature.


"(...)Today's technology is so incredibly rich of opportunities, different materials and forms, that the risk of loosing control of what one is actually experimenting is rather high. The act of experimenting itself, can be considered technologically so, but only if executed within a handicraft reality....even by using  new materials, this does not change anything. While in our reality the act of experimenting has always been considered a way to emphasize our communicative skills, its action has always been subordinated to  the language of communication. My work can be executed in various ways but there is such anguish in the technological research and the overall organization that one ends up realizing that it is not worth the effort anymore".
Castellani recounts this in part of an interview by Carla Lonzi, called "Self portrait"  issued by De Donato, Bari, in 1969. It is interesting to see how he views his own work: he almost lessens the final result of the work executed, emphasizing the articulated process of shaping the canvas. Carla Lonzi denominates it a "liturgy": "Castellani, seems to constantly improve his work: not only he has the capacity of controlling it but mainly he works along with his materials throughout the entire process of completing his work; similarly to how the weight of history enhanced the preciousness of liturgy. Castellani's older works are historically precious, for their relative rarity while the most recent ones are substancially precious  since the last one he executed contains the richness achieved from the previous works.
Castellani starts with a refusal towards the use of colours as he does not consider it necessary to a final aim. It is light that gives them life, more than colours and space, and this becomes an element that reveals the richness of the series of canvases executed between 1972 and 1976 with polyester resins. In the catalogue raisonné are registered only 17 shaped canvases by using this technique he had started experimenting theoretically at the end of the Sixties. Between these 17, just 3 reach even 2 meters, and Superficie of the 1973 has been the first made of these three. The resin soaked by the canvas adds a peculiar transparency to it making the structure of the stretcher slightly visible. In some cases works are like achromes, in other cases like in this Superficie, dated 1973, the artist inserts in the composition pigments that have different shapes.

Sometimes they are shaped like "V", some other canvases are completely covered by paint leaving either a small angle or lateral strips unpainted while the central area is painted in acrylic: in the area where the canvas is soaked with polyester resin, strips of warm light seem to pass through the surface, evidencing the poetic work's skeleton.

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