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Paolo Scheggi
INTERSUPERFICIE CURVA BIANCA
SIGNED AND TITLED ON THE REVERSE, ACRYLIC ON LAYERED CANVASES. EXECUTED IN 1969
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Paolo Scheggi
INTERSUPERFICIE CURVA BIANCA
SIGNED AND TITLED ON THE REVERSE, ACRYLIC ON LAYERED CANVASES. EXECUTED IN 1969
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Details & Cataloguing

Arte Moderna e Contemporanea

|
Milan

Paolo Scheggi
1940 - 1971
INTERSUPERFICIE CURVA BIANCA
SIGNED AND TITLED ON THE REVERSE, ACRYLIC ON LAYERED CANVASES. EXECUTED IN 1969
firmato e intitolato sul retro
acrilico bianco su tele sovrapposte
cm 120x120x6
Eseguito nel 1969
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Opera registrata presso l'Associazione Paolo Scheggi, Milano, con il numero APSM118/0001 

L'opera è accompagnata da certificato su fotografia rilasciato dall'Associazione Paolo Scheggi, Milano

L'opera verrà inclusa nel Catalogo ragionato dell'opera di Paolo Scheggi a cura di Luca Massimo Barbero di prossima pubblicazione. 
© Paolo Scheggi /SIAE

Provenance

Collezione dell'artista
Collezione Gianni e Mina Malabarba, Milano
Ivi acquistato dall'attuale proprietario nel 1984

Exhibited

Roma, Palazzo delle Esposizioni, Vitalità del Negativo nell'arte italiana 1960/70, 1970 
Bologna, Galleria d’Arte Moderna, Paolo Scheggi, 1976, fig. 46, illustrato ruotato di 90° a sinistra
Parma, Galleria d'Arte Niccoli, La breve e intensa stagione di Paolo Scheggi, 2002-2003, p. 219, n. PS083, illustrato

Literature

Francesca Pola, in collaborazione con Associazione Paolo Scheggi, Paolo Scheggi. The Humanistic Measurement of Space, Londra-New York, 2014, p. 159, l'opera è riprodotta nell'allestimento della mostra Vitalità del negativo nell'arte italiana 1960-1970, a cura di A. B. Oliva, Roma, Palazzo delle Esposizioni, 16 novembre-31 dicembre 1970

Catalogue Note

Eseguito nel 1969, Intersuperficie curva bianca fa parte di un’importante serie di opere realizzate da Paolo Scheggi negli anni Sessanta. Quest’opera, in particolare, è il risultato di uno splendido rapporto di amicizia tra l’artista ed un importante collezionista milanese, nato in un contesto di grandi stimoli attorno alla cerchia di intellettuali che frequentavano l’atelier della stilista Germana Maruccelli in Corso Venezia dove Scheggi è ospite nei suoi primi anni milanesi.

In questo contesto, Scheggi ha l’occasione di incontrare, tra gli altri, Piero Manzoni, Enrico Castellani e Agostino Bonalumi da cui trae e sostiene l’idea e la necessità di una ricerca artistica volta al superamento dei vincoli di bidimensionalità imposti dalla pittura tradizionale.
Le Intersuperfici, che negli anni Sessanta diventeranno la più riconoscibile e caratteristica modalità espressiva della ricerca artistica di Scheggi, rappresentano degli spazi complessi tradotti in immagine.

Intersuperficie curva bianca è caratterizzata da un’accurata sovrapposizione di tre piani modulari e da un’ armoniosa successione di aperture circolari che creano una composizione bilanciata ed elegante.

Si avverte un senso dell’infinità dello spazio, che viene evocato dal contrasto tra la forma ed il vuoto e dalla mutua interazione tra lo spazio e la luce.

Quest’opera oltrepassa il concetto di pittura formale e si eleva verso una nuova dimensione di intricati spazi ovoidali, dove la luce che colpisce la tela contrasta con le ombre che ne offuscano la superficie monocroma. La semplice e scultorea geometria di Intersuperficie curva bianca crea una tridimensionalità che si sottrare ai parametri illusori della pittura da cavalletto. L’opera è elaborata come un’entità scultorea in cui la semplice percezione contemplativa dello spettatore si trasforma in un evento tattile.
Intersuperficie curva bianca è una delle ultime opere create da Scheggi prima della sua prematura morte nel 1971. L’opera è stata esposta in varie mostre di rilievo internazionale, di cui “Vitalità del Negativo nell’arte italiana 1960/70” curata da Achille Bonito Oliva al Palazzo delle Esposizioni di Roma, cui parteciparono i più importanti artisti italiani dell’epoca. L'opera è stata inoltre esposta alla prima retrospettiva postuma dedicata a Scheggi organizzata da Franca Scheggi a Bologna presso la Galleria d’Arte Moderna nel 1976.
Il rigore intellettuale ed estetico dell’opera di Scheggi attrae l’attenzione ed il supporto del predecessore di questa corrente, Lucio Fontana, che con i suoi Tagli rivoluzionari ha sfidato le dinamiche della percezione artistica. Attraverso una nuova concezione della tela, Lucio Fontana invita lo spettatore a guardare metafisicamente oltre la tela stessa, mentre Scheggi ci porta a intraprendere una ricerca sul concetto di “vuoto” creato dalla sovrapposizione di molteplici tele.

Dating from 1959, Intersuperficie curva bianca is part of an important series of artworks executed by Paolo Scheggi in the 1960s. This work is the result of a long-term friendship between the artist and a notable collector based in Milan. Indeed, Milan was the point of convergence of the italian art scene gathered around Germana Maruccelli’s studio, where Scheggi sojourned in his first milanese years. In this vibrant and artistically active environment, Scheggi met the radical Italian artists Piero Manzoni, Enrico Castellani, and Agostino Bonalumi whose attention was oriented towards an art that could challenge the constraints of two-dimensionality.
During the sixties, the Intersuperfici became Scheggi’s most recognisable and peculiar artworks, by translating complex spaces into image. The superimposition of three modular planes and the harmonious sequence of perfectly circular openings in Intersuperficie curva bianca results in a balanced composition which immediately recalls the infinity of space. This work evokes an intriguing interplay between space and light, and a contrast of void and form. Moving beyond the traditional concept of painting and by taking the medium into an utterly new dimension, the viewer’s attention is drawn into its intricate ovoid spaces where the light hits the canvas, and deep shadow consume the white surface. The meticulous and simple geometry of Intersuperficie curva bianca creates a sense of three-dimensionality that gets away from the illusionistic guidelines of traditional easel painting. The present work is conceived as a sculptural entity where the viewer’s experience turns from a mere contemplative perception into a tactile event.
Intersuperficie curva bianca is one of the latest works produced by Scheggi before his premature death in 1971. The present work has been exhibited in several prominent shows, as the monumental “Vitalità del Negativo nell’arte italiana 1960/70”, curated by Achille Bonito Oliva in Rome, which featured the major italian artists of that time. Intersuperficie curva bianca was also exhibited at the first posthumous retrospective in 1976 organized by Franca Scheggi at the Galleria d’Arte Moderna in Bologna.
Scheggi’s intellectual and aesthetical accuracy drew the attention of Lucio Fontana who followed his career very closely. Where Fontana’s slashed canvas encourages a metaphysical notion of looking beyond, Scheggi goes one step further and brings the viewer to look within the canvas itself as he investigates the potential of the void.

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