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An extremely rare Capodimonte figure of a mutilated soldier,
modelled by G. Gricci, circa 1750-1755
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An extremely rare Capodimonte figure of a mutilated soldier,
modelled by G. Gricci, circa 1750-1755
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Details & Cataloguing

The Collection of Giovanni and Gabriella Barilla

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London

An extremely rare Capodimonte figure of a mutilated soldier,
modelled by G. Gricci, circa 1750-1755
from a series of le Voce di Napoli, his head swathed in bandages and blood on his yellow coat, grimacing as he  leans the stump of his right arm on the stump of his right leg, his left hand also a stump, resting on a heap of trophies of war (some restoration)
23.5cm, 9 1/4 in
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Provenance

The Otto and Magdalena Blohm collection, Sotheby's London, 25 April 1961, lot 457

Literature

R Schmidt, Early European Porcelain as collected by Otto Blohm, Monaco, 1953, pl.105, no. 401.
A Mottola Molfino, L'Arte della Porcellana in Italia, Busto Arsizio 1977, vol II, pl.190

Catalogue Note

"Il soldato mutilato",

Il vigoroso modello di Gricci ci mostra un soldato sul campo di battaglia seduto su di un tamburo a sua volta posto sopra alcune simboliche armi da guerra come palle di cannone, una bandiera rossa di sangue e una bocca da fuoco, disposte in modo da formare un trofeo. Il soldato ha il capo avvolto da bende che nascondono  l'occhio sinistro probabilmente perso in battaglia e ha bene in vista altre drammatiche mutilazioni: quella della mano sinistra, dell'intero braccio destro come lascia intuire la manica ricadente vuota a partire dal di sopra del gomito e il moncherino della gamba destra amputata sopra il ginocchio. Tanto orrore, posto a coronamento del trofeo delle armi, riteniamo possa essere letto come memento sulle conseguenze della guerra.

Nell'ambito della produzione di Gricci "Il soldato mutilato" costituisce un modello che non rientra in nessuna serie di figure, e d'altra parte non sarebbe ipotizzabile la decorazione di una tavola con temi così drammatici. Figura singola quindi, un pezzo di bravura nel quale Gricci è riuscito a esprimere le sue capacità di vero scultore, e che per le sue maggiori dimensioni rispetto ai modelli dialoganti fra loro creati per formare un insieme, la confermano come un'opera da leggere a sé stante. Penso sia ipotizzabile che anche per questa plastica si possa ritenere che Gricci abbia tratto libera ispirazione dalla tela di Gian Domenico Ferretti "Arlecchino mutilato ritorna dalla guerra" (vedi anche scheda lotto 5198) sebbene Ferretti racconti il ritorno a casa di Arlecchino con il fucile a tracolla che col capo chino si sorregge sulle stampelle perché mutilato della gamba destra nel momento del suo triste incontro  con Colombina, un Arlecchino quindi più avvilito che dolorante al contrario del soldato di Gricci colto nel momento di maggiore sofferenza per le ferite recenti. Tuttavia, data la accertata conoscenza da parte di Gricci delle opere di Ferretti, ci sentiamo di dedurre che anche per il suo "soldato mutilato" come per altre sue plastiche egli abbia preso spunto da questo interessante artista fiorentino suo conterraneo. In questo modello la sensibilità di Gricci si esprime in tutta la sua forza dando dimostrazione di comprendere bene lo stato d'animo delle classi sociali più sottomesse ai potenti che subiscono le conseguenze delle lotte di potere. Anche nella serie dei venditori ambulanti, le cosiddette "Voci di Napoli", è sintomatico come egli abbia preso a modello le incisioni di Annibale Carracci "Le Arti per via" –edite nel 1646- e non i "Cris de Paris" di Christophe Huet scelti invece a Meissen quasi negli stessi anni, più aggraziati ma meno vigorosi. L'arte di Gricci non può certamente essere considerata impegnata come avverrebbe se si trattasse di un artista a noi contemporaneo, perché non lo era, ma vi scorgiamo un' innata comprensione per la realtà che egli cercava di cogliere senza eliminare quegli aspetti che potevano essere teoricamente disturbanti per una committenza aristocratica. Avvantaggiato in questo dal lavorare a Napoli dove la stretta vicinanza tra popolo e classe dominante non impediva di apprezzare sia in pittura che in scultura le indigenze e le deformità del popolo come ci confermano le tele dei più noti pittori e illustratori di vita quotidiana settecentesca quali Giuseppe Bonito, Gaspare Traversi e successivamente Pietro Fabris. In questo clima culturale anche il nostro modello in porcellana così anomalo nel soggetto, poteva essere capita e apprezzata. Va comunque ricordato che le grandi famiglie napoletane erano abituate all'orrido grazie alle figure presepiali riproducenti mendicanti con arti amputati e anziani contadini deformi -dette "accademie"- che artisti come Giuseppe Sammartino e  Matteo Bottiglieri eseguivano interamente in terracotta e che non potevano mancare nei grandi presepi gentilizi annualmente allestiti negli eleganti salotti.

 

Del modello "Il soldato mutilato" non sono a noi note altre versioni. Pubblicato più volte, proviene dalla prestigiosa raccolta di Otto e Magdalena Blohm esitata da Sotheby's Londra tra il1960 e il 1961 in tre storiche tornate. Comprato all'epoca da un collezionista privato è stato acquistato dietro segnalazione della Sotheby's da Gianni e Gabriella Barilla presso un suo discendente diretto, acquisto al quale ho avuto il privilegio di assistere.
                                                                                                                              Angela Caròla-Perrotti  

 

'The Wounded Soldier'

There is nothing like 'The Wounded Soldier' amongst Gricci's other work, no other comparable model and it would be difficult to imagine a scene which tackled such a harrowing theme.  It is a one-off therefore, a piece of bravura work in which Gricci succeeded in expressing his capabilities as a sculptor and which, because of its larger scale when compared to those models sharing a common theme and created to form an ensemble, is meant to be seen as a stand alone piece.

 

I think it is possible to say that even with this figure Gricci has taken his inspiration from a canvas by Gian Domenico Ferretti entitled, 'The wounded Arlecchino returns from war' (see also the catalogue footnote to lot 194).  However Ferretti shows Arlecchino returning home at the moment of his first sad meeting with Colombine,  appearing with his gun slung over his shoulder and his head bent as he supports himself on crutches because of a wound to his right leg. Ferretti's Arlecchino is therefore more humiliated than suffering in contrast to Gricci's soldier who is caught at the moment of his greatest suffering after recently sustaining his wounds.   

 

However, given Gricci's undoubted knowledge of Ferretti's work, it would seem reasonable to conclude that for his 'wounded soldier' as for his other figures, he took his cue from this interesting Florentine artist who was his contemporary.  In this model all Gricci's sensibility is brought to bear on the situation of the social classes who were most exploited by those in power and who suffered the consequences of the struggles between powerful interests.

 

Even in the series of street sellers, the so-called 'Cries of Naples' it is characteristic of Gricci that he chose for his inspiration the engravings of Annibale Carracci's 'Le Arti per via', - published in 1646 – rather that the 'Cris de Paris' by Christopher Huet which were used at Meissen at almost the same period and which are perhaps more graceful but less forceful.  Gricci's work can hardly be considered politically engaged as it might be if we were talking about an artist in our own time, but in it we can see an intuitive understanding of the realities of life which he tried to portray without eliminating those aspects which might, theoretically, have disturbed his aristocratic patrons. 

 

The canvases of  the best known artists and illustrators of eighteenth century daily life, such as Giuseppe Bonito, Gaspare Traversi and later Pietro Fabris show how living in Naples, where the lower classes lived in close proximity with the upper classes, gave them a certain advantage as they responded, in pictures and sculpture, to the destitution and disfigurement of the people in the streets.  In this cultural climate a porcelain figure like the 'Wounded soldier', whose subject matter seems so anomalous, could be understood and appreciated.  It should also be remembered that the great Neapolitan families were used to brutal depictions which had seen among the crib figures and included beggars with amputated limbs and old peasants with deformities.  These figures, known as 'accademie', which artists like Giuseppe Sammartino and Matteo Bottiglieri made entirely in terracotta,  were always included in the extensive crib scenes which were set up each Christmas in the elegant drawing rooms of the rich.

No other versions of 'The Wounded Soldier' are known to us.  It has been published several times and comes from the prestigious collection of Otto and Magdalena Blohm which was offered at auction by Sotheby's between 1960 and 1961 in three historic sessions.  Bought by a private collector, it was subsequently acquired by Gianni and Gabriella Barilla from a direct descendant, an acquisition in which I had the privilege of being involved.

Angela Caròla-Perrotti, translated by Emma Basset

The Collection of Giovanni and Gabriella Barilla

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London