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Details & Cataloguing

Modern & Contemporary Art including Contemporary Art from a Private Collection

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Milan

Enrico Castellani
N. 1930
SUPERFICIE BIANCA N. 32
firmato, intitolato e datato 1966 sul telaio
acrilico su tela estroflessa
cm 181x252x15,5
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Opera registrata presso l'Archivio Enrico Castellani, Milano, con il n. 66-019

L'opera è accompagnata da certificato su fotografia rilasciato dall'Archivio Enrico Castellani, Milano

Provenance

Galleria dell'Ariete, Milano
Ivi acquistato il 23 luglio 1968

Exhibited

Venezia, Giardini di Castello, XXXIII Esposizione Biennale Internazionale dʼArte, 1966, padiglione centrale, sala LVI, n. 306 - Castellani riceve il "Premio Gollin" come miglior pittore al di sotto dei quaranta anni di età
Tokyo, The National Museum of Modern Art, Exhibition of Contemporary Italian Art, 1967
Parma, Palazzo della Pilotta, Sala delle Scuderie, Enrico Castellani, 1976, n. 53, illustrato

Literature

E. Bille-De Mot, P. Davay, M. Mattys, D. Panchout, L'Art de notre temps depuis 45, Bruxelles 1969-70, pag. 146, illustrato
A. Zevi, Enrico Castellani, catalogo della mostra presso Albert Totah Gallery e Edward Totah Gallery, New York e Londra 1987, pag. 9, illustrato
B. Corà, Castellani, Milano 1996, pag. 124, illustrato

Catalogue Note

La prima superficie estroflessa realizzata da Enrico Castellani è Superficie nera in rilievo del 1959. All'inizio degli anni '60 quindi le coordinate della sua opera sono già chiaramente definite. In Azimut lui stesso riassumerà teoricamente che il suo principale intento è di far coesistere la tensione spirituale delle sue opere con la volontà di formalizzarla in modo concreto: "Il bisogno di assoluto che ci anima, nel proporci nuove tematiche, ci vieta i mezzi considerati proprii al linguaggio pittorico; non avendo interesse ad esprimere soggettive reazioni a fatti o sentimenti ma volendo il nostro discorso essere continuo e totale escludiamo quei mezzi di linguaggio (composizione e colore) che sono sufficienti solo al discorso limitato, alla metafora ed alla parabola, e che si rivelano gratuiti allorchè si consideri che sollecitando per la loro multiformità una scelta, pongono una problematica spuria e non essenziale allo sviluppo dell'arte.
Il solo criterio compositivo nelle nostre opere sarà quello... che, attraverso il possesso di un'entità elementare, linea, ritmo indefinitamente ripetibile, superficie monocroma, sia necessario per dare alle opere concretezza d'infinito e possa subire la coniugazione del tempo, sola dimesione concepibile, metro e giustificazione della nostra esigenza spirituale".
(Enrico Castellani, Continuità e nuovo, 1958, in "Azimuth", n.2, Milano 1960)

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